Connettività, sistemi, usabilità. Tutti i mondi introvabili sono sotto la loro custodia.

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Facciamo economia

- Mi sono detto: basta!
- Se parli da solo, butta male.
- Qualcuno deve dire la verità.
- Poveraccio!
- Per esempio: ci sono aziende che funzionano.
- E asini che volano.
- Il lavoro c'è.
- C'era una volta.
- Certo, ci vuole buona volontà.
- Tu scendi dalle stelle?
- La carriera costa sacrifici.
- Chi suda, puzza.
- Ma vuoi mettere la soddisfazione?
- Mettila prima tu.
- Certo, le lingue sono importanti.
- Non dimentichiamoci dei nasi, però.
- Ormai il mercato è cresciuto.
- Dalle bancarelle alle banche?
- Certo, se non ci fosse la crisi.
- Bisognerebbe inventarla.

Io non ho vergogna

- Perché fissi la parete?
- Mi sembra un po' spoglia.
- Trovi?
- Mette tristezza.
- Vuoi che ti faccia il solletico?
- Basterebbe un quadro.
- Non sono un pittore.
- Un calendario.
- No, no: poi conti i giorni che passano.
- I giorni?
- Sì: quelli neri, in basso.
- Credevo fossero moscerini.
- Io appenderei la foto del datore di lavoro.
- Ne hai una?
- No.
- Chissà che faccia ha.
- Non ce l'ha.
- Come mai?
- L'ha persa per colpa nostra, dice.
- Si vergogna di noi?
- Certo. Tu no?
- Scherzi?
- Non facciamo che parlare a vanvera.
- Nemmeno tutti i giorni.
- Chiacchiere, chiacchiere... che senso ha?
- Scusa lo sbadiglio.
- Chi ci ascolta? Te lo sei mai chiesto?
- Semplice: nessuno.
- Io mi domando: tutto questo, perché?
- Finirai per sudare.
- Guarda, il capo ha ragioni da vendere.
- Sì, ma chi gliele compra?

Capitali affettivi

- Sono innamorato!
- In contanti?
- Non esageriamo.
- Quindi?
- Il solito mutuo.
- Senza interessi?
- Quasi.
- Niente tasso zero. Peccato!
- Meglio della volta scorsa.
- Davvero?
- Mi era costato un'ipoteca.
- Sulla casa?
- Sulla vita.
- Che prezzi, al mondo d'oggi. E poi?
- Poi niente. Ho dichiarato fallimento.
- Sai cosa? Meglio gli immobili.
- Per questo mi sono innamorato di lei.
- Proprietaria terriera?
- Non ha la patente.

Le cose della vita

- Triste?
- Quando uno è orfano.
- Sei orfano? Tu?
- Purtroppo.
- Di padre o di madre?
- Di azienda.
- Condoglianze. Da quanto tempo?
- Sono due anni, ormai.
- E che ci facevi?
- Bevevo aperitivi.
- Massacrante.
- Infatti ho dovuto smettere.
- Non l'avrei mai detto, comunque.
- Che cosa?
- Che fossi orfano.
- Dignità del dolore.
- Cioè?
- Che me ne importa?
- Giusto. La vita continua.
- E tu?
- Io?
- Niente lutti in famiglia?
- No. Però.
- Dimmi.
- Non ho mai conosciuto la mia barca a vela.

Chi fa da sé

- Ci stai lavorando da tanto?
- Sono giorni, ormai.
- E non funziona?
- Neanche l'ombra.
- Quel pezzo mi sembra incastrato male.
- Va benissimo così.
- Il tubo deve penzolare a quel modo?
- Certo.
- Qui balla tutto. Hai stretto le viti?
- Ti ho detto che puoi toccare?
- Ma queste sono melanzane.
- Sì. Grigliate.
- Che ci fanno, lì sotto? Imbratteranno tutto.
- Mi avanzavano.
- E i fili? Sembrano collegati a caso.
- Nero con nero, rosso con giallo, blu con verde.
- Il bianco l'hai lasciato da solo. Si sentirà triste.
- Non ho chiesto il tuo parere.
- Puoi darmi retta solo un momento?
- Se ti sbrighi.
- Che cos'è?
- Che ne so.
- Saprai almeno a cosa serve.
- Per niente.
- Le istruzioni non lo dicono?
- Non le ho lette.
- Comincio a capire il problema.
- Scusa, ma sono molto occupato.
- Solo una curiosità: perché lo fai?
- Amico, non distrarmi.

Uno su mille ce la fa

- E tu, non sei uno scrittore?
- Ieri sera sì.
- Senti, una domanda.
- Di' pure.
- Come mai siete così tanti?
- Perché me lo chiedi? Io ho smesso.
- Dammi un parere spassionato.
- È un caso, credo.
- Un caso umano, vuoi dire?
- E poi, fa bene all'editoria.
- Non alle foreste, però.
- La letteratura è morta, purtroppo.
- E tu? Raccontavi le barzellette al funerale?
- Scrivere è comunque una terapia. Aiuta.
- Per dormire basta una camomilla.
- Biondi si nasce, scrittori si diventa.
- Che cos'hai scritto ieri sera?
- Scarabocchi.
- È il titolo?
- No. Scarabocchi. Provavo la penna.
- E poi?
- Poi, niente.
- Cosa aspetti a pubblicare?
- Vorrei. Ma è tutta una mafia.

È qui la festa?

- Ti piacerebbe?
- Che cosa?
- Festeggiare.
- E come si fa?
- Si affitta una bella sala spaziosa.
- E i soldi?
- Si mettono stelle filanti e addobbi vari.
- Sì, ma chi paga?
- Si invitano tutti gli amici.
- Proprio tutti?
- E poi ci si bacia e abbraccia.
- Mi viene da piangere. Per non ridere.
- Si balla. Ci si guarda negli occhi.
- Scusa, sai dov'è il bagno?
- Si riscoprono i rapporti umani, insomma.
- Mi presti la tua ragazza?
- Si intrecciano nuove relazioni.
- Posso adularti un po'? Serve una lustratina alle scarpe?
- A volte capita di essere fraintesi.
- Credevo fosse il cameriere.
- Ma alla fine tutti se ne vanno felici e contenti.
- Crepate. Ora.

Donne senza gonne

- Ci ho parlato.
- Con chi?
- Con il datore di lavoro.
- Quello là fuori?
- Quello, sì.
- Quindi?
- Gli ho detto che ne abbiamo abbastanza.
- Hai fatto bene.
- Vogliamo doppio stipendio.
- Come minimo. Però.
- Cosa?
- Dirà che non rendiamo.
- Ma è colpa tua.
- Mia?
- Per forza!
- E come?
- Ti sei guardato allo specchio?
- Amico, mi basta guardare te.
- Appunto.
- Cioè?
- Non capisci? Come te lo devo dire?
- Dimmelo come ti viene.
- Siamo due uomini. Se tu fossi una donna...
- Ma io sono una donna.
- Scusa?
- Non te l'avevo mai detto?
- No!
- Che sbadato.
- Sei una donna?
- Ma sì.
- Voglio dire: e la carrozzeria?
- Con tutti gli accessori.
- Respingenti?
- Da competizione.
- Temperatura?
- A fondo scala.
- Sedili?
- Sfoderabili e lavabili.
- Ripresa?
- Bruciante. Provare per credere.
- Posso provarla? Posso davvero?
- Accomodati. Fa' come se fossi a casa tua.
- Ho capito, sei un uomo.
- Ma come fai?
- È la tredicesima volta, amico. Sempre lo stesso errore.
- Io ci ho provato.