Connettività, sistemi, usabilità. Tutti i mondi introvabili sono sotto la loro custodia.

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Confusi e felici

- Agenda nuova?
- Già.
- E adesso?
- Rimetto in ordine gli indirizzi.
- E come fai?
- In effetti non è una scelta facile.
- Infatti. Sembrano tutti uguali.
- Non dire sciocchezze.
- Hai ragione: ce ne sono di lunghi e di corti.
- Non vorrei scartarne di importanti.
- Attento, il rischio è grosso.
- Ma se ne lascio troppi, fanno confusione.
- A volte la confusione aiuta.
- No, no. Ci vuole chiarezza.
- Guarda: hai una macchia di sugo.
- Dove?
- Proprio sotto il rammendo.
- Si vede appena, il rammendo.
- E ti mancano due bottoni.
- Saranno qui in giro, non esco mai.
- E poi, senti.
- Che c'è?
- Tirati su i pantaloni, per favore.

Il mestiere di

- Non crederai che basti improvvisare.
- No?
- Un manuale, ci vuole.
- E l'ispirazione?
- Docenti preparati.
- A cosa?
- Tanta pratica, tanto esercizio.
- Posso stare seduto?
- E poi, gli attrezzi.
- Passami la zappa.
- Le doti personali restano importanti.
- Cioè?
- Umiltà e desiderio di imparare.
- Ignoranti si diventa.

Tanto per dire

- Ma tu, sei proletario?
- Un po' di tempo fa ero trentenne.
- E la verità, esiste?
- Io dico forse. Ma spero di no.
- E i tuoi sentimenti, li comunichi?
- Zuppa per tutti.
- E che dire dell'amore?
- Se lo passa la mutua, per me va bene.
- E poi, la dignità della persona.
- Hai letto le clausole in piccolo?
- Il diritto di essere diversi.
- Il dovere di essere simpatici.
- La fame nel mondo.
- Si dice appetito.
- E queste orribili guerre.
- Aspetta, cambio canale.

De profundis

- La diciamo, una preghiera?
- Serve?
- Bisogna crederci.
- Crediamoci, allora.
- Cominciamo?
- Vai.
- Gentile signor puntini puntini.
- Puntini?
- Meglio lasciare in bianco.
- Giusto. Non si sa mai.
- Oggi va forte, ma domani.
- Già. Magari domani non esiste.
- Vado avanti?
- Sbrigati, che ho da fare.
- Ci faccia ricchi, belli e famosi.
- Lei che è così onnipotente, cosa le costa?
- E ci liberi dalle zanzare.
- E dal sudore.
- E dai cattivi odori.
- E da quelli che ci sono antipatici.
- Poi, vorremmo un po' di vita eterna.
- Insomma, perché non si prende una vacanza?
- Ci pensiamo noi.
- Lasci pure le chiavi sotto lo zerbino.
- Vada, vada tranquillo.
- Vedrà quando torna, che pulizia.
- Tutto qui, grazie.
- Faccia pure con calma.
- Hai rovinato tutto.
- Perché, scusa?
- Gli dai un minuto, e quello si prende duemila anni.
- Senta, lei dei puntini... non se la prenda troppo comoda.
- Non le conviene farci aspettare.
- L'avverto che io non prego molto spesso.
- Non funziona. Non ci ascolta.
- Vuoi vedere che se n'è andato senza dir niente a nessuno?
- Ma torna?
- Chi lo sa.
- E la bicicletta, la vorrà indietro?
- Tu intanto pedala.

In punta di forchetta

- Un pizzico di sale.
- E una manciata di pepe.
- Dodici spicchi d'aglio.
- Ventiquattro cipolle affettate grosse.
- Mescola, mescola.
- Ora butto le cotiche.
- Fa' piano, che rovesci la pentola.
- Come sfrigola!
- Mettici un altro po' di burro.
- Ecco qua. Fanno due chili giusti.
- La panata è pronta?
- Dodici uova, guscio compreso. E tanta farina di castagne.
- Versa tutto dentro.
- Tu mescola, altrimenti attacca.
- E allora? C'è più gusto, a raschiare il fondo.
- Assaggia, prima di mettere altro sale.
- Sei pazzo? Assaggiala tu.
- Mi fa ribrezzo.
- E manca ancora il marcio di cozza.
- E la crosta di scabbia.
- E il lurido di bestia.
- E il grumo di feccia.
- Mi sento mancare.
- Scherzi? Non siamo neanche a metà della ricetta.
- Solo una domanda.
- Sbrigati, che il grasso cola.
- Ma come fanno a digerire questa roba?
- Non la mangiano, cosa credi.
- No?
- Per niente. Girano l'angolo e buttano tutto.
- Non capisco.
- Fa niente, tu mescola.
- Dicono che bontà, ne voglio ancora.
- Ma a te non l'hanno insegnata, l'educazione?

Scrivo anch'io. No, tu no!

- Basta con tutta questa invidia.
- Dici a me?
- C'è qualcun altro, qui?
- E i miei milioni di lettori?
- Ma i numeri li conosci?
- Mi bastano l'uno e lo zero.
- Infatti: uno ti leggerebbe, se non valessi zero.
- E chi?
- Io. Non sono invidioso.
- Neanch'io, comunque.
- No?
- E di chi?
- Di quello con gli occhiali, per esempio.
- L'arrampicatore culturale?
- O del signore con il papavero all'occhiello.
- No, se l'è già fumato.
- E poi c'è quella ragazza seducente, così piena di spirito.
- Quale, quella truccata da pastiglia?
- Per non parlare della signora biancovestita.
- L'infermiera?
- E i tanti scrittori e scrittrici.
- E i coleotteri, le mosche, i tafani.
- Ci vuole un po' di umiltà.
- Quello che manca è l'insetticida adatto.
- Accettare il genio.
- Anche in edizione economica?
- Riconoscere il talento.
- Non è obbligatorio.
- Io stasera vado a una serata di poeti balbuzienti.
- Non ti invidio.

Tanti saluti

- Vai al supermercato?
- Sì. Ho finito le nespole.
- Salutami il poeta, quello col cappello.
- Senz'altro. E tu vai dal salumiere?
- Per forza, non ho più ciccioli.
- Salutami il romanziere, hai capito quale?
- Quello stanco?
- Ma no, quello che fuma.
- Quello stanco lo vedo più spesso.
- Allora vada per quello stanco.
- E poi, torni con l'autobus?
- Come al solito.
- Salutami il pittore, ti dispiace?
- Quello con una mano di legno?
- No, quello con la faccia di tolla.
- Volentieri.
- Per caso ti fermi all'edicola?
- A volte.
- Mi saluti l'autore d'avanguardia?
- Sai, me lo confondo con l'impiegato.
- Quale, quello dedito a pratiche solitarie?
- No, quello onesto e coscienzioso.
- Appunto, quello che timbra i capolavori.
- Lo dicevo io, che era un genio.
- Se lo vedi, fagli ciao con la mano.
- Lo conosco poco, ma è una gran persona.
- Io mi sono emozionato.
- Io quasi.
- Gran cosa, l'arte.
- Quando la vedi, salutamela.

Letteratura economica

- Questo l'hai letto?
- No.
- Una tragedia.
- Lo credo anch'io.
- È la storia di un dirigente disoccupato.
- Ho le lacrime agli occhi.
- Che riscopre l'amore con una povera stilista di grido.
- I bottoni della camicia sono salvi.
- Pensa che lui arriva a mendicare gli aperitivi.
- Pezzenti si nasce.
- Alla fine si ricicla come consulente d'impresa.
- E lei?
- Si completa come donna.
- Scusa, chi è l'autore?
- Non leggi nemmeno le recensioni?
- No. Ma tengo d'occhio i necrologi.
- È il più grande romanziere dell'era quaternaria.
- Ma non si estinguono mai?