Connettività, sistemi, usabilità. Tutti i mondi introvabili sono sotto la loro custodia.

aziendalia

14 ottobre 2005, 16:19

Vorrebbe una vacanza, gli scappa di pensare. Ma la vacanza è già qui, interminabile e sovrana, non si può smettere, non ci sono treni, impossibile il rientro. Si passa dalla spiaggia alla discoteca, dalla serata d'animazione alla corsa coi sacchi, un bicchiere di acqua colorata in mano, una trombetta in bocca. Il circo si svolge all'aperto, per le strade, o negli uffici: vedi gente camminare a testa in giù, inghiottire lamette da barba, sputare fuoco e fiamme. La donna parlante e l'uomo visibile fanno un inchino, ringraziando dell'attenzione. Spopolano le pulci ammaestrate, coi loro salti mortali, le audaci acrobazie; e il pubblico applaude entusiasta, malgrado il prurito. Il calendario è sempre affollato di appuntamenti, visite guidate, degustazioni, sfilate. C'è una pillola per le infezioni, una tisana per le vertigini. L'ombra, con questa luce bassa, quasi orizzontale, si infila sotto la porta e zitta se ne va.

12 ottobre 2005, 10:22

Opporre silenzio a silenzio. Tagliare i ponti, non rispondere alle lettere, non ricambiare i saluti. Tenere le finestre ben chiuse, le persiane serrate. Non accendere luci, non ascoltare la radio. Chiudere gli occhi, fingere di dormire, meglio, di essere piombati in un deliquio senza ritorno. E finalmente al buio, sotto un velo di polvere, il corpo che poco a poco si confonde con i bauli, i secchi, la fantasia ipnotica delle piastrelle.

11 ottobre 2005, 17:59

Parlano lingue diverse, eppure s'intendono. I gesti e le figure disegnate non migliorano la situazione, non fanno più chiarezza delle sillabe incomprensibili; eppure la conversazione procede. Giocano senza regole comuni, così non ci sono sconfitti, solo vincitori; pazienza se anche la posta in palio è risibile, l'importante è non farsi cattivo sangue. Fanno domande assurde e ricevono risposte fuori luogo; ma gli uni e gli altri contenti della compagnia. In equilibrio sulla fune dell'equivoco, stringono amicizie, concludono matrimoni. Convinti e sereni, tanto da indurre nel dubbio l'estraneo, che in quei discorsi e progetti non si raccapezza, perde il filo quasi immediatamente, e si smarrisce in un labirinto di scarabocchi dall'aria molto significativa.

9 ottobre 2005, 14:51

Bambini travestiti da pagliacci, ballerini in erba, piccoli scienziati, seduttori in miniatura. Li fanno sfilare, recitare, li mettono in posa; poi ridono di loro, anziché della propria sciocchezza e volgarità, di cui essi, involontariamente, nello sforzo di compiacerli, sono la parodia rivelatrice. Oppure li divorano negli scantinati, li vendono, li scambiano: il mercato ha fame di sentimenti, di maternità irresponsabile, di carne intatta, su cui mettere il timbro di origine controllata. Il mito dell'innocenza adesca le signore madri, amorevoli e sollecite con i loro corredi di culle bambagia e completini, quanto gli orchi; eppure questi ultimi, nei loro trasporti bestiali, reagiscono all'ombra che l'infanzia più luminosa e pura nasconde, come un insetto dai colori inquietanti annidato nell'erba di primavera.
Quelli che cresceranno, gli scampati, passano al torchio delle scuole e delle società per inazioni. Vergognarsi è un'abitudine, in superficie non si vedono più nemmeno le cicatrici; ma giù in fondo l'insetto, gonfio di veleno, aspetta con pazienza una crepa, un pretesto, un niente.

7 ottobre 2005, 00:24

Complimenti, complimenti. Non c'è iniziativa, capriola o volteggio, monologo o castello di carte, sonetto, freddura che non riscuota la sua messe di applausi, che non incontri la sua quota di estimatori sinceri. Allora vorrebbe costruire qualche meccanismo meraviglioso, animare manichini, esibire le sue doti di ventriloquo: ma arriva sempre tardi. La piazza è vuota, i locali hanno chiuso; i passanti tirano dritto con il bavero rialzato e gli occhi bassi.

6 ottobre 2005, 12:58

L'amore degli uguali. Il piacere fresco di baciare l'amico con trasporto, quasi con violenza, stringendolo a sé mentre quello finge di cedere controvoglia alle smancerie infantili, già allora adulto, sulla strada delle disillusioni. In quel tempo eroico non ci sono domande, i peccati riguardano il furto di dolciumi, bugie innocue; ama e difende l'amico, che fu affettuoso in qualche occasione, ma certo preoccupato della troppa intimità. La cosa non piaceva, scontentava le istitutrici, non quadrava, era come un ricordo di forze intrattabili, di cui si legge solo nei libri. Ma era naturale come il respiro, l'amore degli uguali, allora.
Poi venne il tempo di mezzo; incrociava le gambe, e nello specchio non c'era maschio né femmina. Le forme sono trappole in continuo mutamento, e il corpo ne è l'estatico prigioniero. Trascinato da una stanza all'altra, travolto in un girotondo di apparenze, tramortito dalle ombre seducenti, la sua volontà è fluida, scorre via come un torrente in piena, evapora in nebbie dubbiose, cade a rovesci, con foga di vento e gran baccano, ma senza durare.

20 settembre 2005, 18:03

Nel chiuso della gabbia, dove tutto è atteso e attendibile, i reclusi sono tormentati dal solletico, costretti ad ascoltare musica automatica erogata a molte volte la velocità nominale, stipati dentro aule di teatro come braccia per applausi o lasciati in loculi solitari, a rimuginare stolidamente sul proprio isolamento, conseguenza di genialità indiscutibili. Interrogati, confermano il pieno appoggio alle autorità, o contestano radicalmente il sistema; molti baciano le mani al secondino, qualcuno insulta il direttore. Non c'è tuttavia chi non trovi qualche elemento apprezzabile, un fondale gradevole, un'arma divertente. La biblioteca circondariale, ricchissima, incoraggia una lettura pedissequa, vorace, consapevole, critica; nel culto della persona e nel rispetto delle libertà e dei diritti dell'individuo, ogni opinione ha valore, e ogni valore è opinabile. I fuoriusciti, se esistono, chiedono solo di essere dimenticati.

15 settembre 2005, 16:21

Ma come fanno, si chiede. Come fanno a stare in coda, o scorrere a bassa velocità, concentrati, scattanti, pronti a cogliere la minima opportunità di sorpasso, svelti a sgusciare, rabbiosi di una rabbia fredda, meccanica, per poi finire inchiodati al semaforo poco avanti, dopo aver guadagnato due o tre posizioni nella fila interminabile.
Come fanno ad accettare l'umiliazione protratta e accanita, lo sprezzo che colpisce affetti e talismani, e ballano e si picchiano fra loro come pupi davanti a un pubblico di bambini feroci, bisogna ridere grasso e parlare di magro, e simpatia, soprattutto, e gentilezza e mani in vista sul tavolo, niente gesti inconsulti. Come fanno a credere agli obblighi, alle necessità, ai meriti, alle proscrizioni e alle promozioni, alle botteghe e alle aziende, alle classifiche, alla statistica, ai teoremi, alla prevaricazione e al desiderio di vendetta che li anima tutti, perché tutti tornino a essere uno, quell'uno impossibile, singolare tormento dell'immaginazione.