Connettività, sistemi, usabilità. Tutti i mondi introvabili sono sotto la loro custodia.

fantassenza

22 maggio 2008, 09:42

Si alza, e zoppicando scosta la serranda. Dall'interno sbocca una frescura inerte, sepolcrale. Nella luce soffusa del capannone sono allineate masse di forma indefinibile, alcune scoscese, accidentate e massicce come piccole montagne, altre non più grosse di una coppia di buoi. Sotto i grandi teli bianchi che le ricoprono alla meno peggio si indovinano gobbe, spuntoni aguzzi, depressioni simili a crateri, squarci.
"Quando succede dobbiamo correre. Raccogliere tutto, e poi sistemare meglio che si può. Una fatica. Non è un lavoro che si fa per soldi. Lo fai per i parenti, per le mamme, che poi vengono a piangere con le amiche, devono fare bella figura. I padri, loro non vengono, se vengono guardano per terra, si vergognano. Ma le mamme sono terribili, ci tengono. Guai se il figlio ha la cravatta fuori posto, la bocca storta. Sono scenate davanti a tutti, e se provi a dire che abbiano rispetto per le altre famiglie, apriti cielo: gridano più forte. Se poi manca un pezzo sono tragedie, ma che ci possiamo fare? Magari è finito nel canale, e chi lo trova più? Certi sono incastrati nelle lamiere in un modo che c'è da ridere a vederli, è colpa nostra? No di certo. Ci vorrebbe la fiamma ossidrica, ma guai se gli roviniamo i pantaloni. Guai se resta un segno sulla camicia. Allora li lasciamo così, affari loro".


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22 maggio 2008, 09:24

Ma è stato solo un momento. I collegamenti ora sono ripristinati, le informazioni fluiscono. Le transazioni riprendono, dapprima a ritmo rallentato, poi sempre più vicine alla consueta frenesia. L'immenso corpo valutario, dopo il breve intervallo di un coma che pareva senza speranza, esce dall'agonia, respira quasi normalmente, il polso batte con regolarità. Le merci si comprano, le anime si vendono, il denaro circola, riscattato, almeno momentaneamente, della sua nuda consistenza cartacea. L'inganno della filigrana, delle firme, l'ipnosi delle cifre torna a funzionare.


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17 febbraio 2008, 17:47

Moni e Zero galleggiano nella bolla nera, invisibili a tutti, anche a loro stessi; solo il contatto delle mani e dei corpi ricorda il mondo di fuori. Lei gioca a infilargli le dita nel naso, poi scoppia a ridere, divertita dai soffi e dagli accessi di tosse, dalla sua ritrosia di piccolo maschio che si scopre vulnerabile e inerme. Sono le risa di Moni a tradire il loro nascondiglio: arrivano in tanti, urlando per farsi coraggio, con le torce elettriche, le spranghe. Li massacrano in mezzo alla strada, furibondi di paura e di ribrezzo.


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INDIRIZZI: estratti di sangue binario

31 dicembre 2007, 00:47

"La letteratura discutibile: questo è il futuro. Voi autori, che pretendete di stampare i libri e morta lì: gli altri possono al massimo esprimere un'opinione a giochi fatti, dissentire sugli aggettivi... non basta. Non basta più. La gente vuole partecipare, essere parte integrante. Noi vogliamo partecipare. Contribuire con le idee, con le parole; e soppesare quelle degli altri. Così si evitano gli svarioni, e la lingua sarà meno ingessata. Vogliamo dire la nostra, in tempo reale, mentre lo scrittore completa la pagina, la frase; stare dietro le sue spalle, e farci sentire. A che serve essere qui stasera? Il libro è pubblicato, i criticoni lo hanno recensito, va bene. E noi? Siamo noi che lo paghiamo, che facciamo i numeri, capito, caro scrittore? Tu scrivi, ma noi compriamo. E allora vogliamo saperlo prima, se vuoi far morire il tal personaggio, o fai sparire quell'altro dopo mezza pagina, o perdi un capitolo intero per descrivere i pavimenti di un condominio. Naturalmente non sei obbligato a seguire i nostri consigli, come noi non siamo obbligati a comprare il tuo libro. Pensaci: non sarebbe bello mettere da parte l'egoismo e e far nascere tutti insieme qualcosa di comune?"


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22 novembre 2007, 00:16

Non è essere bocciati che dispera, ma farsi rimandare. L'occasione che si ripresenta, puntualmente perduta. Anno dopo anno, ripetiamo gli esami: di figlio prematuro, marito au pair, cittadino scomodo e consapevole, fuochista di primo grado generale, giocoliere, idraulico. Anno dopo anno diamo risposte evasive, più spesso facciamo scena muta, o ce la squagliamo appena prima dell'appello. La nostra tradizionale vigliaccheria pubblica ci ha sempre impedito di alzare la mano, e consigliato di abbassare la testa; nello stesso tempo deride questa presunta bellezza che nessuno può confermare né smentire, coperta com'è di polvere, soffocata al chiuso. Anno dopo anno compiliamo moduli, ripassiamo i programmi. Ma la lingua va imparata sul posto, di persona; bisogna farsi apprezzare, e questo prezzo riscuoterlo senza vergogna. Far rumore, dar vista, ripetere molte volte poche parole scandite, sorridendo o digrignando i denti: perché l'accortezza è scarsa, e più ancora l'immaginazione. Di qui le code interminabili, l'isolamento, le divertite passioni.

5 novembre 2007, 12:09

Volare come uccelli, strisciare come serpenti, assumere fattezze altrui, impersonare mostri: l'organo dell'oltre naviga la trama dove tutte le forme si incrociano e si specchiano. Permette la metamorfosi dei corpi, la condivisione delle immagini e dei pensieri. Se viene amputato o perde sensibilità, ecco l'individuo, fattore del proprio destino, le passioni in cella d'isolamento, le lunghe code di circoli artistici a conduzione familiare. Ecco l'autore orfano, bisognoso di attenzione, gli eroi di nicchia, il teatro ripostiglio, la musica da camerino.

30 ottobre 2007, 00:26

Per cambiare le regole del gioco bisogna essere giocolieri. Senza quest'arte è inevitabile accettare le condizioni esistenti, sottostare ai limiti che, per essere convenzionali, non sono meno vincolanti. Non è vietato sbizzarrirsi nelle combinazioni: ma il loro numero è finito, e i risultati non appagano il desiderio di novità. Dietro il cambiamento si svela la ripetizione, si sospetta che le molteplici alternative siano snodi di un groviglio senza uscita. Si cambia colore, carattere, timbro di voce; si variano i margini, gli ingombri, si sposta il peso e la direzione degli interessi. Disperando delle proprie capacità, ci si procura un modello prefabbricato, da modificare con interventi guardinghi, accessori e stampe alle pareti: ma il volo degli uccelli resta distante.
L'arte dei giocolieri ha creato cielo e terra, stabilito le rotte, segnato confini; e consentito, nello spazio vuoto così definito, una libertà priva di colore, del tutto mentale. Nell'indistinto ha fondato la successione, elevato piattaforme, ponti, mucchi di cartapesta dipinta davvero simili a montagne, vecchi copriletto rappezzati mossi da leve meccaniche, a imitare onde e maree. Non è possibile ai bambini, che vediamo sguazzare felici, uscire dall'armadio, scoprire i tiranti, gli ingranaggi, senza che perdano la loro infanzia. Né i giocolieri possono credere ai loro stessi inganni, se non in qualche raro e fuggevole momento di grazia.

29 ottobre 2007, 15:09

Il segreto è coagulare: il coagulo colma qualunque lacuna per semplice aggregazione, le particole accorrono, si saldano e fanno crosta, trascinate dalla reciproca simpatia. Si spezzano in due, dalla spaccatura colano aspirazioni e sogni, che a contatto con l'aria immediatamente cagliano. Il processo ha inizio da uno scatto minimo, uno spostamento impercettibile, una variazione infinitesima della temperatura; la quantocrazia ha ormai sviluppato l'arte di catalizzare questi eventi minuti, in modo che raggiungano la soglia acritica. Sa che il numero, crescendo, si fa indiscutibile, e più agevole ne risulta il governo.
La crosta impedisce il passaggio degli agenti patogeni, e allo stesso tempo ne provoca il brulichio, perché la mancanza di sole e d'aria conduce i margini a suppurare. Lì si affollano disturbatori, invidiosi, iracondi, intrattabili. Talvolta, col pretesto della buona educazione, viene sparso disinfettante, e i larghi sorrisi sembrano trionfare, sia pure temporaneamente. Più spesso, e con maggiore accortezza, si preferisce isolare l'infezione, anziché tentare di sconfiggerla.