fuori rotta
13 ottobre 2005, 19:01
La guerra prosegue finché una delle parti travolge o è travolta. Perché fermarsi alle parole? Perché mettere limiti? Le regole vanno abbattute per prime, e poi lasciarsi possedere, il pelo ritto, lo stomaco in una stretta quasi d'amore, la furia omicida pronta a farsi insulto, morso, strage. Come gli stracci ora garriscono al vento, i colori si accendono fiammeggianti, si drizzano templi meravigliosi, le statue parlano, le scritture evocano, la scena del mondo brilla e commuove per un veloce momento di grazia, prima di crollare in macerie e cenere. Il gioco si regge su un difficile equilibrio, come lo stupore di un bambino.
10 ottobre 2005, 11:41
Non si accorgono, o fingono, dell'immenso silenzio che circonda il loro chiacchiericcio svagato? Non sentono gli sguardi puntati, le orecchie tese, e nessun suono da oltre i vetri, giù in strada nemmeno un venditore ambulante, un cameriere, un accattone? Bisogna stringersi al tavolino, scaldare i bicchieri nella mano chiusa, per non sentire il freddo di fuori. Bisogna prendersi sottobraccio per far fronte a tutto quel vuoto, le signore appoggiano con molta grazia la testa ben pettinata sulla spalla del vicino, si discute della tovaglia fantasia, delle posate, del mazzetto di fiori finti. L'ospite che doveva venire è in ritardo, arriverà a momenti. Si inganna il tempo giocando agli innamorati, piluccando antipasti. La mobilia si copre di polvere, le candele fumigano, ridotte a mozziconi. La città dei tarli inaugura a giorni la quarta linea metropolitana.
7 ottobre 2005, 12:35
Sembrava, ma non li hanno più chiamati. Sono rimasti a sorvegliare il telefono per qualche mese, poi hanno provato altrove. Bene o male, finisce sempre allo stesso modo: che si affonda lentamente, il massimo che si può fare è non agitarsi, non muoversi, respirare appena. Si ricevono inviti ciclostilati, fotocopie di auguri, messaggi automatici a cui non bisogna rispondere; si leggono vecchie riviste, con bandi di concorso scaduti, necrologi di giovani promesse dell'avanspettacolo, annunci di feste e convegni, interviste a personaggi che furono sulla cresta dell'onda.
Qui arrivano solo echi. Le notizie, nell'insieme, sembrano illogiche. Il processo continua, incurante delle macerie, dei guasti, degli scricchiolii, con pervicacia stupefacente, senza incertezze, senza esitazioni. Tutto va in pezzi, divertendosi.
4 ottobre 2005, 17:40
Siamo arrivati quasi alla fine, tutti e tre. Mancano poche battute, qualche svolazzo, e l'inevitabile sipario. Il numero, falso limite, era stabilito da tempo, anzi dall'inizio; nessuno si sarebbe azzardato, nessuno avrebbe avuto l'avventatezza, o la boria, o la sbadataggine, di farsi pigliare dalla giostra, fingere di cavalcare il cavalluccio agitando il cappello, e salutando gli astanti, gente mai vista prima, pretendere di continuare a piacimento, come se i coriandoli non finissero mai.
Ci si approssima al congedo senza nostalgia, soprattutto senza compagni e interlocutori immaginari, soli davanti al muro, e in molti a respirare sul collo, occhi di civetta e piccole unghie che pungono le spalle, a passo spedito ma non frettoloso, quasi con meraviglia.
27 settembre 2005, 18:41
Hanno visto troppo. Quadri, chine, schizzi, architetture da camera e da città. Le immagini esercitano una tirannia sottile, che a lungo andare diventa impercettibile, cuce le palpebre, dissecca le lacrime. Non sono immagini personali, sono allusioni, segnalazioni, sedie vuote che furono occupate, in passato. Ci si abitua a far senza, a considerare la vacanza uno stato normale. Nella stanza vuota si parla con i soprammobili, si discute con i centrini, si scambiano opinioni con il portariviste; modi semplici, lievemente trasandati, un pizzico di polvere, così la raffinatezza si distingue in tempi di spreco. I rituali diventano complicati, astuti, si inventa la distrazione, si prova la magia della noncuranza, della sinistra che lavora forsennata all'insaputa della destra che sbadiglia; eppure l'evocazione non riesce. Il graffito della finestra sul muro non dà aria né luce. Le bocche balbettanti non proferiscono arcani, se mai esibiscono una compiaciuta dislessia.
19 aprile 2005, 10:42
Una folla di ragazzi e ragazze, vecchi, bambini. Stormi di passeri, sciami di libellule. Una civetta sonnecchia sulla spalla di un giovane dai capelli neri. Nel prato guizzi di cavallette. L'erba, gli alberi, le nuvole si abbandonano a un girotondo leggero. Tre anziane signore si scoprono il capo, e chiudono gli occhi per un momento davanti al sole.
4 gennaio 2005, 15:06
L'ansia di completezza, che nulla concede all'ombra, al sottinteso, all'allusione. Con la matita in mano, non si rassegna all'inganno della prospettiva, deve rappresentare ogni lato, spiegare per filo e per segno, diffondersi in particolari, anzi tutto è particolare, e ogni particolare è ugualmente importante.
Ne escono questi disegni infantili, piatti, di un'immediatezza scialba e violenta insieme; oggetti in serie dissezionati, svuotati, schiacciati a forza sul foglio e là trafitti in una postura innaturale, rigidi, spettacolari. Nature morte senza più natura.
Bisogna fermarsi sulla soglia, e chiamare. Qualcuno dovrà pur rispondere.
13 dicembre 2004, 16:35
Quanti buoni propositi. Rinunciare al ricatto, non costringere, non pretendere neppure quel che è dovuto. Lasciare il pendolo della scelta alla sua divina oscillazione, imprevedibile, sospeso, senza intervenire, confidando solo nell'esempio, concentrati su quest'unica risorsa, irreprensibili e attenti, come se si recitasse la propria vita dinanzi al mondo.
E soprattutto non cedere allo sconforto, al senso di sconfitta, all'amara rassegnazione, quando si viene scostati da chi, lavorando di briglia e di frusta, i gomiti alzati, instancabile, si fa largo e briga e piega e torce, a uno toglie il posto, a un altro la parola, e infine, soddisfatto della propria violenza, sorride aggirandosi fra le macerie.