io non esiste
13 ottobre 2005, 12:35
Ma che pretende con questa boria da aristocratico in miseria? Perché le sue vanterie non corrispondono a nulla di tangibile, tutti i suoi titoli giacciono sottoterra. Dove vuole arrivare con questi toni fumosi, vagamente apocalittici, questi scenari confusi, in cui si aggira con la maschera tragica e le brache calate? Si lamenta, anziché darsi da fare; invece di mettersi in gioco, perde tempo coi solitari; non vuole imparare, rifiuta verifiche e confronti. Ciancia di accorgimenti e avvertenze, stringe in tasca quella che crede essere una fionda d'argento, minuscola, in realtà un osso di quaglia. Così, tacita e sdegnata, argomenta fra sé la direttrice del carcere.
5 ottobre 2005, 13:38
Parlare come tanti, vivere come tanti. Allora si può aspirare all'eccellenza, ha un senso adoperarsi per emergere, quindi candidarsi al salvataggio. Avere buone scorte di opinioni, una maschera sorridente, qualche bustina di buone maniere, e pensieri attendibili nella loro pratica confezione. Parlare come tutti, vivere come tutti, cosa significa? Con calma, con calma mortale. Non essere convincenti, ma asserire con forza, con tutti i segni esteriori della possessione: gli occhi sbarrati, la voce concitata, e ripetere senza stancarsi l'elenco degli ideali, delle formule magiche, testimoniare senza vergogna e senza paura, razionali davvero, logici fino in fondo. Non convincere mai, se non in virtù di quegli altri, i peggiori nemici, che con sorridente malizia prestarono fin dall'inizio chi una parrucca, chi un melograno, chi una palla cucita di stracci di vari colori, squadra e compasso, il talismano minaccioso della speranza.
22 settembre 2005, 18:08
Sempre i soliti, sempre gli stessi. Si accalcano, si raggruppano, raccontano fole, illudendosi a vicenda su futuri infiniti, progressioni, promozioni, pubblicazioni, finalmente cruciali, felicemente famosi, o almeno non soli, non derelitti, meno annoiati. Conversano da schermidori consumati e cortesi, l'occhio perduto nelle sfere, corpi astrali che hanno ormai dimenticato le miserie, i vili interessi, e di lassù fanno piovere pillole di saggezza, dichiarazioni di principio, proclami a beneficio dei poveri, freddure per ricchi.
Montano, costruiscono, innalzano. Organizzano. Scrivono e scrivono, mandano lettere, insistono con l'intelligenza, strizzano l'occhio ammiccando alle spalle di quelli che restano fuori, che sono rimasti indietro, che vorrebbero ma non capiscono, e di quegli altri cui non interessa capire, poiché capire è già cedere, ottusi bisogna essere, e non farsi distogliere dal letargo dorato.
Sempre i soliti. Finita la festa, scolata la feccia dell'aperitivo, rosicchiata l'ultima nocciolina, tutti a casa. E camminano con la testa bassa, le mani nelle tasche del pastrano, rasente al muro.
5 agosto 2005, 11:07
Perché no? Si promettono miracoli quotidiani, acrobazie di paralitici, ricchi agricoltori danzano applauditi in piccole stanze affollate, gli stadi impazziscono per le prodezze calcistiche di pallidi scribacchini macilenti. Allegri scaricatori portuali, mai stanchi, un orologio di marca al polso e un tatuaggio firmato sul bicipite, centellinano l'aperitivo discutendo di metafisiche, oggettistica, antiquariato; altri, operai felici, forti della loro esperienza contadina, partecipano al brindisi scusandosi senza motivo, cortesi fino alla nausea. Scrittori superlativi ostentano simpatia, truculenza e facili costumi; dirigenti nel fiore degli anni chiedono l'elemosina con grande dignità e un pizzico di umorismo, fra l'entusiasmo dei dipendenti; commercianti sensibili vergano poesie sugli scontrini. Nessuno è qualcuno, per poter giudicare. Nessuno è straniero, tutti sono speciali, anzi eccezionali. Tutti sono nessuno.
7 luglio 2005, 16:36
Sogghignare, mentre lassù si intrecciano dibattiti, recriminazioni e grida di dolore: sulla politica sporca, i complotti interplanetari, le elementari libertà negate, la mancanza di trasparenza, le bugie della stampa asservita, l'ipocrisia di governo, i chierici al potere. Che paese è questo, si dice, perennemente arretrato, prepotente coi deboli e pavido verso i forti, senza dignità, pretenzioso e pubblicitario, scialacquatore per diletto e accattone per necessità, noncurante del futuro, superstizioso e vano? Sulle vaste terrazze, fra il tintinnare dei bicchieri, la brezza dello sdegno rinfresca le fronti sudate.
29 giugno 2005, 11:39
Erano, fin dalla prima comparsa, rappresentativi e spettacolari. Emulare il genio non è un problema, da quando il canone è stato ratificato. Questione di metodo. Se poi, con fede e costanza, al metodo si consacra la vita per intero, il riconoscimento viene per necessaria conseguenza, come la folgore segue l'atto di profanazione. Ed ecco i dannati di buona famiglia, gli atei felici, i pervertiti con brio, i piccoli chimici, i nottambuli per diporto, i turisti della bizzarria.
Gli altri si riconoscono per l'atteggiamento indisponente e schivo, perennemente sulla difensiva, come se fossero pronti in ogni momento a ripararsi la testa con le mani, a nascondersi nel buio di un androne. Si identificano dalle strategie di evasione, sono maestri del diversivo, cambiano colore, indossano uniformi. Non sono io, rispondono d'istinto.
24 giugno 2005, 10:44
La sua gente è antica, più di quello che i nuovi arrivati possano immaginare. Ha visto molte glorie, molti dominatori, molta polvere. Assiste allo spettacolo dell'indignazione con occhio distaccato, le esibizioni di appassionata dialettica la lasciano indifferente, sa che la logica è un gioco, la verità un vizio assurdo e pericoloso, un gingillo che i bambini si contendono a schiaffi e pugni per istinto di conservazione o desiderio di supremazia. La sua gente ha la saggezza dei sopravvissuti e il disincanto che proviene da una lunga servitù, coltiva la virtù dell'ipocrisia, condivide il sorriso obliquo che fu di quei ragazzi di pietra, delle vergini omicide. Conosce il veleno dell'amore e i suoi antidoti, piombo fiele e sasso, non certo le rassicuranti parole d'ordine, gli ammennicoli, i soprammobili. Sa che la libertà è il peggiore dei tiranni, che i diritti si concedono per vendetta, con una mano dietro la schiena e lo sguardo rivolto altrove.
22 giugno 2005, 12:18
S'immagina di scrivere lettere con nobile impegno e profusione di argomenti. Per fortuna, prima che possa mettere mano alla penna, bruttare il foglio, sciupare la busta, sprecare il francobollo, qualcuno lo avverte. La distrazione è sempre in agguato, i manifesti sono così convincenti, il brusio là fuori, le risate, gli applausi, i sospiri di passione mettono una pazza voglia di precipitarsi alla porta, afferrare la maniglia e spalancarla. E poi mescolarsi, cercare una faccia familiare, fermarsi sotto i balconi da cui poeti e artisti dispensano monetine di cioccolato, inventarsi una vita, farsi un corredo di buone opinioni, collezionare pratiche sentimentali.
Diteglielo, di stare più attento. Non basta stare qui al buio. Non bastano le intenzioni.