Connettività, sistemi, usabilità. Tutti i mondi introvabili sono sotto la loro custodia.

il mondo vero

Processo a Phoor Twona

Parco divertimenti o fabbrica di noia? Comunità di recupero o truffa colossale? Nella babele di voltafaccia, accuse, puntualizzazioni e ritrattazioni comparse sulla stampa nazionale ecco alcuni pareri autorevoli (e altri meno) per indirizzare chi è ancora in cerca di una casa virtuale.

Un mondo senza regole "Sì, conosco il posto. La compagnia aveva preso contatti per l'apertura di un'agenzia, ma non se ne fece nulla. Le condizioni erano inaccettabili. Mi ricordo che stipulammo qualche centinaio di polizze civetta, che ci consentissero di raccogliere dati e fare i necessari calcoli statistici. Così avremmo potuto stabilire premi, fissare le clausole e così via. Fu disastroso. Le cifre erano incostanti, capricciose, contro ogni logica. È un mondo che fa i suoi comodi, e ciò è francamente disonesto. Un mondo che si rispetti segue delle regole. Regole di coerenza, di morale, di buona creanza. Non cambia le carte in tavola a suo piacimento come un ragazzino dispettoso.
Portammo la questione in tribunale: tutto quel lavoro inutile, l'impegno dei nostri esperti, i mancati guadagni. Intentammo una causa per danni, e vincemmo. Modestamente, i nostri avvocati sanno il fatto loro. Purtroppo da quelle parti chi vince in realtà perde. Avere la ragione dalla propria parte, dicono laggiù, è considerato sintomo di scarsa fantasia, a meno che, nel farla valere, non siate riusciti a commuoverli o a destare la loro ilarità.
Insomma, fummo espulsi e diffidati dal tornare, se non come ospiti privati. Aggiungo solo questo: chi, se non uno sconsiderato, può avventurarsi in un paese straniero in cui nessuna compagnia di sicurtà lo può tutelare?". ---Piero Affermato, direttore commerciale SinistroSicuro

Un cielo di nuvole bianche "Lo so che suono male. Non è facile, con tutte quelle facce intorno. Facce chiuse. Bocche inchiavardate. Occhi in cui non passa altro che rumore elettronico. Si fiondano sul vagone, leggono per dimenticare, scambiano frasi a memoria, si proiettano fuori precisi e impassibili.
Cerco di non pensarci, di non guardare. Suono e penso ad altro. Assente. E mi sento meglio. Un giorno è passato un cielo di nuvole bianche, sono sicuro di averlo visto, anche se non ricordo dove. Forse da un finestrino, o nel passo danzante di qualche strana ragazza. Una che non si è lasciata ingannare dalla mia cattiva musica, dalla camicia bisunta, dai capelli sporchi e arruffati.
Adesso, quando suono si apre un pertugio, e me la filo di soppiatto laggiù. Me ne sto sotto quel cielo, saluto la gente, gli uomini mi danno una pacca sulla spalla, le donne mi sorridono. Forse da qualche parte c'è il mare, non so, non ho girato molto. Perché la fermata è sempre troppo vicina, devo scendere e cambiare vagone". ---Niram Vatho, musicante di metropolitana

Tutti bambini viziati "Tempo fa ho avuto la fortuna di trascorrere un soggiorno di studio nella capitale. Non ho mai conosciuto un simile agglomerato di nevrotici, psicolabili e disturbati. Un campionario invidiabile per qualunque studioso della psiche.
Tenni anche dei corsi in una delle loro accademie. Cercai di spiegare che un individuo adulto equilibrato doveva dimostrare nel suo comportamento un certo grado di prevedibilità. Avere dei valori, dei punti fissi che ne determinassero le azioni. Un buon grado di adattabilità all'ambiente circostante, azienda o condominio o caserma che fosse. Chiesero perché. Risposi che tutto ciò gli sarebbe servito a essere più produttivo e quindi più soddisfatto di sé sul lavoro, a sopportare gli impicci della vita quotidiana, a non turbare la tranquillità altrui né la propria con parole negative o gesti sgradevoli.
Non capivano. Dissero che la vita in prigione è sopportabile solo per il pensiero del mondo esterno, del sole e di quel cielo che vedi attraverso le sbarre, e che speri di poter contemplare un giorno da fuori, libero. Dissero che per me la prigione era tutto, tanto valeva rassegnarsi e trovare un modo per far passare il tempo senza sbattere la testa al muro.
Avevo ancora una possibilità, comunque: il tremito della palpebra destra, meccanico e incontrollato. Questo dimostrava, secondo loro, che il mio coma non era ancora irreversibile.
Sì, ci sarebbe un sacco da lavorare, laggiù. Sono tutti bambini viziati. Sognatori cronici". ---Armando Inverso, neuropsichiatra del lavoro

Mi basta guardare nel secchio "Scale interminabili. Lunghi corrimano. E tutta questa polvere, sembra che la fabbrichino apposta, che l'addetto di qualche ditta specializzata passi a buttarla mentre dormo.
E poi le rispettabili signore, lustre e ben pettinate, con i loro piccoli traffici, ripicche, presidenze benefiche, tradimenti senza brividi. Dovrei invidiarle? Pare di sì, ma non ci riesco. E i rispettabili signori, che mi guardano ma solo con la coda dell'occhio, e immaginano, ma senza trasporto e senza frenesia.
Non è un mestiere facile, no. Vado spesso laggiù, mi basta guardare nel secchio, anche se l'acqua è torbida, per viaggiare tra quelle nuvole, mulinare tra le foglie che cadono, parlare con qualcuno dell'amore che brucia e non lascia scampo.
Io sono una donna pratica, non mi piace fare castelli in aria, cerco di tenermi stretto quello che ho. Perciò mentre lucido e spolvero non lascio mai il mio secchio. Queste signore hanno le mani lunghe". ---Maria Illuminata Accenni, donna delle pulizie

Contro il progresso della medicina "Hanno un concetto di malattia totalmente distorto, aberrante. La ritengono una presenza, una sorta di compagna, che si presenta, prende casa, conversa con il malato. I due hanno un rapporto molto intimo, anche se spesso non sereno.
Discutono sul perché lei sia venuta, e affermano che quasi sempre il malato deve riconoscere di essere stato lui stesso a chiamarla, ed è lui che tuttora la trattiene presso di sé. E sarà sempre lui a dirle addio, al momento opportuno.
Così questi pazzi si oppongono, il più delle volte, alla somministrazione di farmaci, sostenendo che una guarigione ottenuta in questo modo è soltanto apparente, non fa che rimandare ciò che essi definiscono l'incontro. Lei sarà ancora più accorta, infida e sfuggente.
Si comprenderà come tutto questo sia assolutamente in contrasto con il benessere dei pazienti, il giuramento di Arpocrate, l'accordo di scienza e coscienza, il progresso della medicina e i benefici interessi dell'industria farmaceutica". ---Adamo Bisturelli, primario endoscopista

D'istinto mi sentii volare "Mi sono trasferita nella capitale tempo fa, e torno solo di tanto in tanto. Saluto le vecchie amiche, qualche cliente affezionato ce l'ho ancora, ma non resterei qui per tutto l'oro del mondo. Ci si annoia da morire. Ti raccontano sempre le stesse storie, con quelle facce contrite o spavalde, hanno sempre le stesse manie, le stesse ossessioni. Quanta pazienza ci vuole. E che fatica non ridere.
Ero stanca di stare alla catena di montaggio. Una notte stavamo combinando, ma poco, nelle campagne dietro la raffineria, sotto una grande quercia. Vidi una civetta posarsi sul cofano dell'auto, sbattere i grandi occhi notturni e rialzarsi in volo. D'istinto mi sentii volare dietro di lei, e mi trovai in un'altra notte. Una notte di segreti e rapimenti, in cui l'amore ti frusta per lasciarti spossata a dormire come una bambina". ---Immacolata Camozzi, prostituta a buon mercato