evenienze
6 luglio 2010, 16:05
I teologi affermano e cantano, talora in poesia e talora in prosa, che il dio è per natura incorruttibile, ma che, per effetto di una legge fatale, va soggetto a trasformazioni. E talvolta brucia nel fuoco la sua natura, eguagliando tutte le sostanze in un magma unico; altre volte si moltiplica in ogni sorta di forme, di proprietà e di stati - come accade attualmente - e con il più illustre dei suoi appellativi è chiamato "mondo".
Plutarco, L'E di Delfi
5 luglio 2010, 17:07
Alla fine, non rimane che avvicinarsi all'insulto, con una scrollata di spalle da citoyen che paga le tasse: "Per esprimere lo scarto fra il totemismo e il sacrificio non basta dunque dire che il primo è un sistema di riferimenti, il secondo un sistema di operazioni; che l'uno elabora un sistema di interpretazione mentre l'altro propone (o crede di proporre) una tecnica per ottenere certi risultati: uno è vero, l'altro falso. Più esattamente, i sistemi classificatori si situano al livello della lingua: sono codici più o meno ben fatti, ma sempre miranti a esprimere significati, mentre il sistema del sacrificio rappresenta un discorso particolare, e sprovvisto di buon senso sebbene sia frequentemente proferito". La conclusione della scienza antropologica sarebbe dunque che il sacrificio è un discorso "sprovvisto di buon senso".
R. Calasso, La rovina di Kasch (cit. C. Lévy-Strauss, La pensée sauvage).
5 luglio 2010, 16:47
A parte i lucidi credenti, minoranza agguerrita, nel mondo si trovano ad abitare o credenti per abitudine di famiglia o non credenti affatto: i moderni, coloro che per qualche ragione si ritengono tenuti a non riconoscere alcunché di sovrannaturale. Fra questi si incontrano i più aspri bigotti. Ma qui incontriamo anche l'essere più peculiare del momento: chi non appartiene a una confessione, ma neppure alla bigotteria laica (credere nella scienza, credere nel socialismo, credere nell'individuo, credere nel libero mercato, credere nel proletariato, credere nel progresso). Che cosa penserà allora? Riappare qui l'intatta discriminazione: fra chi usa categorie sacrificali e chi le rifiuta. Nietzsche parla fin dall'inizio in termini sacrificali, come vuole Dioniso, il suo dio; Carnap parla come i molti che considerano il sacrificio una superstizione, in quanto eminentemente inverificabile; Freud vuole svelare il sacrificio originario; Jung vuole che il sacrificio si compia. La letteratura non ha neppure bisogno di parlare del sacrificio: in una certa sua forma - la letteratura assoluta (genealogia della décadence: Baudelaire, Mallarmé, Benn; o Flaubert, Proust) - la scrittura assume i tratti dell'offerta sacrificale, che implica una qualche distruzione dell'autore.
R. Calasso, La rovina di Kasch.
6 maggio 2010, 16:53
Mi guarda sorridendo. Poi dice: "E Luisa, che fa? e Alberta?".
"Oh, Friki," rispondo "fanno le puttane. È di gran moda, oggi, far la puttana, in Italia. Tutti fanno la puttana. Il Papa, il Re, Mussolini, i nostri amati Principi, i cardinali, i generali, tutti fanno la puttana in Italia".
"È sempre stato così, in Italia" dice Federico.
"È sempre stato così, sarà sempre così. Ho fatto anch'io la puttana, per molti anni, come tutti gli altri. Poi quella vita m'è venuta a schifo, mi son ribellato, son finito in galera. Ma anche finire in galera è un modo di far la puttana. Anche far l'eroe, anche pugnare per la libertà è un modo di far la puttana, in Italia. Anche dire che questo è una menzogna, un insulto per tutti coloro che sono morti per la libertà è un modo di far la puttana. Non c'è scampo, Friki".
C. Malaparte, Kaputt, Adelphi.
3 maggio 2010, 10:57
"Si tratta di cinque brevi racconti, accomunati da un sottile filo conduttore, che potrebbe essere rappresentato dalla fragilità della condizione unama e dalla mutevolezza dell'esistenza.
In alcuni casi, il lettore fatica a comprendere il contenuto delle storie, come nel primo racconto, dove si assiste a una riunione tra dipendenti, durante la quale questi sono giudicati sulla inefficienza dei loro progetti di vita e poi redenti. In realtà, le coordinate di quanto sin qui descritto sono molto labili e confuse, in quanto si ha l'impressione di trovarsi di fronte ad una allegoria poco chiara. Dopodiché, il protagonista Malàs "viene inghiottito dall'oscurità" e si ritrova a giocare a biglie con un ragazzino. La lettura si muove lungo un'impressione di incompiuto, di poco spessore contenutistico, proprio a causa dello stile ermetico, come dimostrerebbe la biglia mai usata (un'altra possibilità?), di reminescenza montaliana.
La stessa sensazione si ha proseguendo ulteriormente nella lettura, a proposito della storia di un impiegato che in bagno, forse preda di un attacco di panico per un programma che non funziona, progetta una nuova esistenza, ma il destino gli sarà particolarmente avverso.
L'autore dimostra senza dubbio una certa dimestichezza con la scrittura, come rivelano certe atmosfere surreali, ma la materia trattata, avrebbe bisogno di essere maggiormente definita, di possedere più concretezza, in modo tale da chiarire lo scopo della scrittura e comunicare maggiore incisività al lettore.
Il comitato di lettura
17 marzo 2010, 00:31
Ma Giacomo s'era già familiarizzato con l'idea della morte del Maestro e pensava a quello che avrebbero dovuto fare quando fossero rimasti sulla terra senza di lui. "Non possiamo opporci alla volontà di Dio, né alla volontà del Maestro. È tuo dovere, Maestro, morire come dicono i profeti, il dovere nostro è vivere. Perché le parole che tu hai pronunciato non vadano perdute, occorre che le fissiamo in Sacre Scritture nuove, che facciamo delle leggi, che costruiamo le nostre sinagoghe, che scegliamo i nostri sommi sacerdoti, i nostri Scribi e i nostri Farisei".
Gesù si sentì sgomento.
"Tu crocifiggi lo spirito, Giacomo", esclamò. "No, non voglio!"
"Solo così potremo impedire allo spirito di farsi vento e di andarsene", rispose Giacomo.
"Ma non sarà più libero, non sarà più spirito!"
"Non importa. Somiglierà allo spirito. Per il nostro lavoro è sufficiente, Maestro".
Un sudore freddo inondò Gesù. Lanciò un rapido sguardo ai discepoli, ma nessuno alzò la testa per partecipare alla discussione. Pietro guardò il figlio di Zebedeo con ammirazione. "Lui sì che ha la testa sulle spalle, lui ha preso il suo verso sulle barche del padre, che comandava. Ora, vedrete, metterà in riga anche il Maestro..."
Disperato, Gesù tese le mani come per chiedere aiuto. "Vi manderò lo Spirito Santo", disse, "lo spirito di verità. Lui vi guiderà".
"Mandaci presto lo Spirito Santo", gridò Giovanni, "perché non ci smarriamo, perché non ti perdiamo, Maestro".
Giacomo scosse la testa, duro e ostinato.
"Questo spirito di verità di cui parli, anche questo spirito sarà crocifisso. Finché esisteranno gli uomini, Maestro, lo spirito sarà crocifisso, sappilo. Ma non importa. Resta sempre qualcosa e quel poco ci basta, te l'ho detto".
"Non basta a me!" esclamò Gesù disperato.
N. Kazantzakis, L'ultima tentazione, Frassinelli 1987. Traduzione di Marisa Aboaf e Bruno Amato.
26 gennaio 2010, 23:51
Ma una cosa so di certo: nella mia vita futura sarò un magnifico zero, rotondo come una palla. Da vecchio sarò costretto a servire giovani tangheri presuntuosi e maleducati, oppure farò il mendicante, oppure andrò in malora.
R. Walser, Jacob von Gunten
25 gennaio 2010, 15:33
Dille accussì, chi canta 'int'a 'sta via
o sarà pazzo o mmore 'e gelusia
starà chiagnenno quacche 'nfamità
canta isso sulo, ma che canta a ffa'?
... che canta a ffa'?
Voce 'e notte, E. Nicolardi-E. de Curtis