Connettività, sistemi, usabilità. Tutti i mondi introvabili sono sotto la loro custodia.

evenienze

8 settembre 2009, 17:26

I ladri (favola arguta) - Quando i ladri presero la città, il popolo fu contento, fece vacanza e bei fuochi d'artifizio. La cacciata dei briganti autorizzava ogni ottimismo e i ladri, come primo atto del loro governo, riaffermarono il diritto di proprietà. Questo rassicurò i proprietari più autorevoli. Su tutti i muri scrissero: "Il furto è una proprietà". Leggi severe contro il furto furono emanate e applicate. A un tagliaborse fu tagliata la mano destra, a un baro la mano sinistra (che serve per tenere le carte), a un ladro di cappelli, la testa. Poi si sparse la voce che i ladri rubavano. Dapprincipio, questa voce parve una trovata della propaganda avversaria e fu respinta con sdegno. I ladri stessi ne sorridevano e ritennero inutile ogni smentita ufficiale. Tutto parlava in loro favore, erano stimati per gente dabbene, patriottica, ladra, onesta, religiosa. Ora, insinuare che i ladri fossero ladri sembrò assurdo. Il tempo trascorse, i furti aumentavano, un anno dopo erano già imponenti, e si vide che non era possibile farli senza l'aiuto di una grossa organizzazione. E si capì che i ladri avevano questa organizzazione. Una mattina, per esempio, ci si accorgeva che era scomparso un palazzo del centro della città. Nessuno sapeva darne notizia. Poi sparirono piazze, alberi, monumenti, gallerie coi loro quadri e le loro statue, officine coi loro operai, treni coi loro viaggiatori, intere aziende, piccole città. La stampa, dapprima timida, insorse: sparirono allora i giornali coi loro redattori e anche gli strilloni, e quando i ladri ebbero fatto sparire ogni cosa, cominciarono a derubarsi tra di loro e la cosa continuò finché non furono derubati dai loro figli e dai loro nipotini. Ma vissero sempre felici e contenti.
Nota: I compilatori di un libro di lettura per le scuole elementari mi avevano chiesto una favola arguta per bambini dai sette ai dieci anni. Ho inviato loro questa favola, l'hanno respinta cortesemente dicendo che "non era adatta". Forse non è una favola arguta. O forse non è nemmeno una favola.

Da La solitudine del satiro, E. Flaiano, Adelphi.

5 settembre 2009, 01:42

Quante volte avremmo voluto capire i nostri figli, e indovinare il rovello delle donne che abbiamo amato; amato inutilmente, poiché tale amore non è valso a tenere lontane vecchiaia e infelicità da quei visi d'alabastro. Il rovello le ha consumate, mentre consultavamo cataloghi di materiale elettronico. Se solo avessimo sentito il passo pesante delle sciagure che stavamo per attirarci, e la brezza rinfrancante delle buone azioni che tralasciammo. Ma tutto ciò sta al di là dell'intercapedine.


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22 agosto 2009, 00:06

Infine, e questo è l'equivoco più grosso da dissipare, non è che io non mi sentissi operaio perché sono di estrazione intellettuale, perché tiro un confine ben definito tra lavoro manuale e lavoro intellettuale. In fabbrica ho capito che questa distinzione è un trucchetto montato da un sistema che vuole il lavoro intellettuale, cioè quei pochi che lo svolgono, superiore a quello manuale, cioè a quei molti che devono stare sotto; ho capito, che tale distinzione è perfettamente lecita e logica solo se si considera il sistema perfettamente lecito e logico. Ma se si rifiuta il sistema oppressivo dell'uomo, salta la distinzione.
Sembrerà una
boutade, ma non ho mai lavorato intellettualmente, in modo così continuo e profondo, come nei tre anni di fabbrica, e non solo fuori ma anche, e soprattutto, nella fabbrica. Il sistema cerca di catturarti il cervello ma, se non vuoi, non te lo può prendere. Puoi, anzi, adoperarti per distruggere il sistema, proprio nel suo tempio più sacro che è la fabbrica. I miei amici lavoravano o potevano lavorare intellettualmente quanto un intellettuale di professione, purché avessero scoperto il valore del loro cervello, un tutt'uno con quello delle loro mani. Scoperta che il sistema cerca, naturalmente, di evitare in ogni modo. Sembrerà un insulto, ma se c'è qualche intellettuale che si sente il cervello stanco, sclerotizzato e senza fantasia, vada in fabbrica e se lo ritroverà rinnovato. In fabbrica come operaio, non come quadro dirigente perché, altrimenti, il suo cervello non guadagnerebbe un punto. Vorrà dire che ci saranno anche operai di estrazione intellettuale, in attesa che l'unica estrazione sia da quella radice comune che si chiama nostra umanità.

Da L. Bianchi, Come un atomo sulla bilancia, Sironi.

12 agosto 2009, 12:24

Consideriamo, per esempio, la natura degli Dei. Molte ben note ipotesi circa le divinità sono state avanzate da studiosi sia indiani che stranieri. Benché questo libro non sottolinei l'idea degli Dei vedici come potenze cosmiche, non li considera neppure come semplici espressioni della psiche umana. Non presuppone che vi sia un unico Dio con tanti piccoli dèi intorno che fungono da spiriti servitori o demoni; e neppure, avvalendosi di dati puramente storici, attribuisce l'origine degli Dei a potenze preistoriche che agiscono nella storia in o attraverso le menti e le credenze di diversi periodi culturali. Ciò non significa, comunque, che quest'opera guardi agli Dei con occhio scettico, come se fossero puri fattori soggettivi. Al contrario, essa parte dal presupposto che gli Dei siano reali, ma non si sofferma a spiegare né la natura né il grado della loro realtà.

Da I Veda - Mantramañjarī. Testi fondamentali della rivelazione vedica, a cura di R. Panikkar.

25 luglio 2009, 21:28

We played king of the mountain
out on the end
the world come chargin' up the hill
and we were women and men
Now there's so much that time
time and memory fade away
we got our own roads to ride
and chances we gotta take
we stood side by side
each one fightin' for the other
we said until we died
we'd always be
blood brothers.

Now the hardness of this world
slowly grinds your dreams away
makin' a fool's joke
out of the promises we make
and what once seemed black and white
turns to so many shades of gray
we lose ourselves in work to do
works to do and bills to pay
and it's a ride, ride, ride
and there ain't much cover
with no one runnin' by your side
my blood brother.

On through the houses of the dead
past those fallen in their tracks
always movin' ahead
and never lookin' back
now I don't know how I feel
I don't know how I feel tonight
if I've fallen 'neath the wheel
if I've lost or I've gained sight
I don't even know why
I don't why I made this call
or if any of this matters
anymore after all.

But the stars are burnin' bright
like some mystery uncovered
I'll keep movin' through the dark
with you in my heart
my blood brother.


Blood Brothers, B. Springsteen

10 giugno 2009, 11:44

A dispetto della crisi, la scommessa di vibrisselibri - trovare spazi per libri "mostruosi" nell'editoria tradizionale - avanza. Altri due libri, pubblicati finora solo on line dalla casa editrice "anfibia" nata nel 2006, imboccano la via della carta. Il romanzo in versi di Alessio Paša Appuntamento col notaio, in un volume che contiene anche i racconti di Paura della notte, è infatti da oggi in libreria. Mentre il romanzo Tutto deve crollare di Carlo Cannella sarà pubblicato in autunno dallo stesso editore. I libri si aggiungono alle altre due opere diffuse prima on line e poi in carta: il romanzo Tana per la bambina con i capelli a ombrellone di Monica Viola, edito prima da vibrisselibri e poi da Rizzoli, e il saggio Una tragedia negata. Il racconto degli anni di piombo nella narrativa italiana di Demetrio Paolin, edito prima da vibrisselibri e poi da Il Maestrale.

Salgono così a quattro su otto le opere targate vibrisselibri che passano dal
web alla carta. Un successo che premia il coraggio e lo spirito da pionieri con cui le vibrisselibraie e i vibrisselibrai hanno cominciato la loro avventura, integrando editoria virtuale e reale per far trionfare la buona letteratura sulle mere logiche di mercato.

E vibrisselibri non si ferma. Presto sarà disponibile
on line la nona opera in catalogo: la raccolta di racconti Altre meraviglie dal carro bestiame, di Danilo Cannizzaro. Ed è già in lavorazione il prossimo libro: il poderoso romanzo Storie di ordinaria periferia di Antonio Maria Logani.

Da qui.

22 maggio 2009, 15:41

Sono, in realtà, occhi eroici. Hanno guardato la bellezza e non ne sono fuggiti. Hanno riconosciuto la sua perdita sulla terra, e in grazia di ciò l'hanno guadagnata alla mente. Neppure la fotografia può interamente distruggere tali volti, di più in più rari, è vero. Muta la razza, muta ormai la specie, tra poco tali volti saranno appena percepiti e, percepiti, anch'essi imperdonabili, tanto estranei al contesto, al sistema che li racchiude. Già cominciano a farsi invisibili, come il Graal e la lancia di Longino che una mano riportò al cielo, si dice, quando gli uomini non furono più degni di custodirli; come il cinese che leggeva un libro e su cui la folla subito si richiuse. Per essi, tuttavia, la bellezza cacciata non cessa il suo inavvertito circuito, fiore, stella, morte, danza continuano a somigliarsi, la somiglianza a sgominare il terrore. Chiarezza, sottigliezza, agilità, impassibilità. Siedi contro il muro, leggi Giobbe e Geremia. Attendi il tuo turno, ogni rigo è profitto. Ogni rigo del libro imperdonabile.
[...]
Se qualcuno lo lesse diversamente, sembra abbia taciuto. Del resto, chi oggi tenti di leggere diversamente questo o altro libro - questo o altro evento - sembra debba legarsi a una sorte particolare: qualcosa di simile alla vita del cavernicolo, o meglio, poiché c'è molta giocondità in tali scelte, alla vita di quel pittore tebano che distendeva con cura tanto maniaca, sul granito e l'argilla destinati alla notte sepolcrale, le sue ocre più smaglianti, i suoi azzurri più freschi..

Da Gli imperdonabili, C. Campo, Adelphi.

12 maggio 2009, 00:22

Quando al fine d'un giorno noioso
la gaiezza risorge nel cuor
cerca ognuno il perché prodigioso
e domanda con grande stupor
donde viene questa gioia verace
ogni crisi finita è davver
forse al mondo ritorna la pace,
no, credete, è un motivo più ver!

Se d'affanni e di malanni
non si sente più novella
se ciascun sorride lieto
e la vita trova bella
se ragione misteriosa
a gioir ciascuno appella
Questa è ora senza pari,
questa è l'ora del Campari!

Brilla il sole nel cielo in festa
o di pioggia si inondi il terren
a quest'ora nel cuor si ridesta
il pensiero che tutto va ben
poi che la gioia calda e vermiglia
e il sol ci rifiuta calor
Campari l'ha chiusa in bottiglia
onde tutti ripetono in cor

Se d'affanni...

Quando gli stranieri in carovana
dalle brume di nordico suol
ripercorron la terra italiana
nel tepore dell'italo sol
ammiran sui colli di Roma
nuove glorie ed eterno splendor
ma lasciando de' fiori l'aroma
con rimpianto ripeton tra lor

Se d'affanni...


Fernando Crivelli, L'ora del Campari


VEDI E ASCOLTA: Ti saluto, vado in AbissiniaLa canzone dell'Africa