Connettività, sistemi, usabilità. Tutti i mondi introvabili sono sotto la loro custodia.

evenienze

19 dicembre 2008, 00:02

Riesco ad avere amici quando mi credono un imbecille, quando scoprono che imbecille non sono s'incazzano e non mi frequentano più. Mi comporto come si comporta un operaio metallurgico in pensione, solo col tempo riescono a intuire il sottoscritto e appena scoprono il fenomeno s'incazzano. Figurati un prete che va vestito come uno straccione tutto a un tratto pretende di amministrare i santi sacramenti. Certamente s'incazzano. Vengo a risultare tutto diverso da quello che si aspettano e non posso chiedere scusa di quello che sono anche perché il sottoscritto non l'ho fatto io e neppure voluto.

Da L'allucinazione, Luigi Di Ruscio, Cattedrale.

18 dicembre 2008, 12:32

Uno di questi doni di libertà consiste in ciò, che i figli degli Uomini rimangono solo per breve tempo nel mondo vivente, e a esso non sono legati, e ben presto se ne dipartono: per andar dove, gli Elfi non sanno. Invece gli Elfi rimangono sino alla fine dei giorni, e il loro amore per la Terra e per il mondo tutto è tanto più unico e profondo, e con il trascorrere degli anni sempre più intriso di malinconia. Gli Elfi infatti non muoiono finché il mondo non muore, a meno che siano uccisi o si struggano di dolore (e a entrambe queste morti apparenti sono soggetti); né l'età ne diminuisce le forze, sempreché non si stanchino di mille e mille secoli; e, se muoiono, vengono accolti nelle aule di Mandos in Valinor, donde col tempo possono tornare. Ma i figli degli Uomini muoiono per davvero e abbandonano il mondo; per cui son detti Ospiti ovvero Stranieri. Morte è il loro destino, il dono di Iluvatar, che, col passare del Tempo, persino le Potenze invidieranno. Ma Melkor lo ha aduggiato della propria ombra e mischiato con la tenebra, e dal bene ha estratto male, e paura dalla speranza.

Da Il Silmarillion, J.R.R. Tolkien

11 novembre 2008, 11:07

Nelle colate di piombo del libro di Stirner, nelle sue ossessive ripetizioni e nei suoi indecorosi argomenti, Marx-Engels, che intendevano ormai parlare per tutta la massa dei proletari, videro sollevarsi davanti ai loro occhi un'altra, terribile massa: non quella disposta da Pellizza da Volpedo, marciante fiera a farsi fucilare da ufficiali baffuti. Ma l'infernale, informe agglomerato degli straccioni, degli esseri irriducibilmente vagabondi, incapaci di fedeltà a una classe, sradicati da prima della nascita, convulsi, inarticolati, irrispettosi odiatori del lavoro e della dottrina, quella che sui giornali veniva definita con un brivido sgomento la "schiuma della società". Era il sottosuolo che si scoperchiava, e l'"esercito di riserva" delle larve minacciava di soffocare i proletari prima che i proletari riuscissero a soffocare i borghesi.

Da La rovina di Kasch, R. Calasso, Adelphi.

6 novembre 2008, 23:25

Comincio a sfogliare il contratto. Il preambolo è molto solenne poiché porta tutti i nominativi dei contraenti, coi loro rispettivi titoli. Non so frenare la mia fatua curiosità di farne una piccola conta. Su 49 componenti la parte padronale, ci sono 30 dottori, 8 ragionieri, 5 avvocati, 2 professori, 1 ingegnere, 2 cavalieri del lavoro, 1 commendatore, 1 grand'uff. e 1 signore. Come ha fatto quel signore a capitare in una corte così vasta di titolati? Il primo sindacato è rappresentato da 51 signori che sono assistiti da 1 solo dottore; il secondo sindacato da 35, sempre signori, assistiti, pure loro, da un solo dottore; per il terzo ci sono 18 signori ma, in compenso, i dottori assistenti sono due. C'è anche una terza parte che non firma il contratto perché è già rappresentata dai sindacati: e sono 412 lavoratori, senza nome e senza essere signori. Sono lavoratori e basta.

Da Come un atomo sulla bilancia, L. Bianchi, Sironi.

1 novembre 2008, 23:51

E, fino a poco prima, tutto rifluiva verso una scoperta, enunciata in una frase breve, lineare e trasparente come sempre sono in Proust i teoremi e i corollari ai quali giunge d'improvviso, dopo lunghe ondulazioni, riprese, volute, deviazioni: "La vera vita, la vita finalmente scoperta e illuminata, di conseguenza la sola vita pienamente vissuta, è la letteratura". Dopodiché il beccheggio multiplo riprende, perché si tratta ora di accertare quale lavoro s'mponga - e su quale materia - se si cede alla "grande tentazione di ricreare la vera vita". Ed è qui che, dopo ulteriori e vorticose ondulazioni, si incontra uno di quei theologoumena che lasciano sbalorditi per la loro drasticità e per il modo abrupto di manifestarsi. Tutto ora di dice all'indicativo: "Ogni persona che ci fa soffrire può essere da noi collegata a una divinità della quale essa non è che un riflesso frammentario e l'ultimo gradino, divinità (Idea) la cui contemplazione ci dà subito gioia invece del dolore che avevamo. Tutta l'arte di vivere sta nel non servirci delle persone che ci fanno soffrire se non come di un gradino che permette di accedere alla loro forma divina e di popolare così gioiosamente la nostra vita di divinità".

Da La folie Baudelaire, R. Calasso, Adelphi.

22 ottobre 2008, 12:54

Giovani, ingenui e immaturi. Ma non per colpa loro.
Romano Guardini, citato qui:

Non si può risalire a ritroso nella storia. Come forma di esistenza l'antichità è definitivamente tramontata. Quando l'uomo di oggi diviene pagano, lo è in forma totalmente diversa dall'uomo prima di Cristo. L'atteggiamento religioso dell'uomo antico, nonostante tutta la grandezza della sua vita e delle sue opere, aveva qualcosa di giovanilmente ingenuo. Si trovava al di là di quella opzione suprema richiesta dal Cristo, per la quale - qualunque sia la sua decisione - l'uomo si pone su di un altro livello esistenziale: S. Kierkegaard lo ha chiarito una volta per sempre. L'esistenza dell'uomo acquista ora una serietà che l'uomo antico non ha conosciuta, perchè non poteva conoscerla. Serietà che non proviene da una maturità propria dell'uomo, ma dall'appello che, attraverso Cristo, Dio rivolge alla persona: essa apre gli occhi ed è ora desta, che lo voglia o non lo voglia. Quella serietà discende dalla partecipazione secolare all'esistenza di Cristo; dall'esperienza fatta, con Lui, di quella tremenda chiarezza con cui Egli 'ha conosciuto ciò che è nell'uomo' e di quel sovrumano coraggio con cui Egli ha subito l'esistenza umana. Di qui proviene la singolare impressione di immaturo arresto di sviluppo che ci dà l'anticristiano che crede nell'antichità.

12 ottobre 2008, 22:53

Al chiuso, non si incontrano che i propri fantasmi.

La gnosi è un campo immenso, sterminato e non ho nessuna pretesa di definirlo qui. Semplicemente, potremo seguire le immagini poetiche e filosofiche che la gnosi ha utilizzato per esprimersi. E potremo vedere se queste immagini si sono tradotte in scelte iconografiche che ci conducono a trovare un significato unitario e coerente a questa statua di Manzù.

Da qui.

18 settembre 2008, 10:25

Da qui:

Non so se vi è capitato di comprare una torta dal fornaio. Di solito, anche se si salva nella crostata, quando cerca di farsi pasticcere il fornaio fallisce miseramente. Le sue sfoglie sono dure e pesanti, la crema pasticcera una paccata piena di farina, le decorazioni, se ci sono, di cattivo gusto e ancora peggio di cattivo sapore, effettacci che cercano di dare apparenza di torta a una cosa insulsa e modesta, e tanto più insulsa e modesta, tanto più collosa e spessa e pesante la crema, tanto più squillanti i colori, tanto più disperante la sensazione che dà quando la si addenta.