Burlandia
17/11/2008 15:07:00
La Burlandia, felicemente adagiata tra le montagne e il mare, non senza qualche sussulto per distendere meglio le pelvi, uno scrocchio per sciogliere le giunture che arrugginiscono nella quiete, un neghittoso cambio di postura in modo da esporre a un sole compiacente le regioni interne, comunica a colpo d'occhio una sapienza di vivere accumulata nei secoli e custodita gelosamente: che nulla conti più del momentaneo sollievo, e nessuno meriti apprezzamento più di chi lo promette, o lo concede, secondo le forze e la disposizione. Che nessuno sia costretto a soffrire, e anzi, anche se le sue condizioni sono modeste, possa vivere beato, se riconosce le circostanze e vi si accomoda. Che tutto vada soggetto a compromesso, salvo la morte, che appunto è bandita dal paese come ogni cosa sgradevole o turbatrice; che, di conseguenza, la sostanza non possa esistere senza la parola, o meglio, che non vi sia sostanza tanto tenace che non si sgretoli e sia infine dilavata dalla congiura del silenzio, e ancor più dall'equivoco: sicché a scacciare la morte, come ogni altro fastidio, basta tacerne, o farne un gioco di parole.
Ritiene d'aver fatto in passato, pur non ricordando cosa né ad opera di chi: è questo quindi un riposo meritato, così come in Burlandia si intende il merito, che è il nome che si dà ai propri privilegi, siano essi acquisiti per diritto di famiglia, briga, commercio o regalia interessata. Amministrata da una fitta rete di feudatari, vassalli, commendatori, cavalieri, praticanti del maneggio e della prestidigitazione, esperti di quadrature di cerchi e altri artieri del miracolo quotidiano, non chiede che di continuare a sonnecchiare, cullata dall'ammirazione del mondo.