io non esiste
La sua gente è antica, più di quello che i nuovi arrivati possano immaginare. Ha visto molte glorie, molti dominatori, molta polvere. Assiste allo spettacolo dell'indignazione con occhio distaccato, le esibizioni di appassionata dialettica la lasciano indifferente, sa che la logica è un gioco, la verità un vizio assurdo e pericoloso, un gingillo che i bambini si contendono a schiaffi e pugni per istinto di conservazione o desiderio di supremazia. La sua gente ha la saggezza dei sopravvissuti e il disincanto che proviene da una lunga servitù, coltiva la virtù dell'ipocrisia, condivide il sorriso obliquo che fu di quei ragazzi di pietra, delle vergini omicide. Conosce il veleno dell'amore e i suoi antidoti, piombo fiele e sasso, non certo le rassicuranti parole d'ordine, gli ammennicoli, i soprammobili. Sa che la libertà è il peggiore dei tiranni, che i diritti si concedono per vendetta, con una mano dietro la schiena e lo sguardo rivolto altrove.