io non esiste
Sempre i soliti, sempre gli stessi. Si accalcano, si raggruppano, raccontano fole, illudendosi a vicenda su futuri infiniti, progressioni, promozioni, pubblicazioni, finalmente cruciali, felicemente famosi, o almeno non soli, non derelitti, meno annoiati. Conversano da schermidori consumati e cortesi, l'occhio perduto nelle sfere, corpi astrali che hanno ormai dimenticato le miserie, i vili interessi, e di lassù fanno piovere pillole di saggezza, dichiarazioni di principio, proclami a beneficio dei poveri, freddure per ricchi.
Montano, costruiscono, innalzano. Organizzano. Scrivono e scrivono, mandano lettere, insistono con l'intelligenza, strizzano l'occhio ammiccando alle spalle di quelli che restano fuori, che sono rimasti indietro, che vorrebbero ma non capiscono, e di quegli altri cui non interessa capire, poiché capire è già cedere, ottusi bisogna essere, e non farsi distogliere dal letargo dorato.
Sempre i soliti. Finita la festa, scolata la feccia dell'aperitivo, rosicchiata l'ultima nocciolina, tutti a casa. E camminano con la testa bassa, le mani nelle tasche del pastrano, rasente al muro.