fuori rotta
Hanno visto troppo. Quadri, chine, schizzi, architetture da camera e da città. Le immagini esercitano una tirannia sottile, che a lungo andare diventa impercettibile, cuce le palpebre, dissecca le lacrime. Non sono immagini personali, sono allusioni, segnalazioni, sedie vuote che furono occupate, in passato. Ci si abitua a far senza, a considerare la vacanza uno stato normale. Nella stanza vuota si parla con i soprammobili, si discute con i centrini, si scambiano opinioni con il portariviste; modi semplici, lievemente trasandati, un pizzico di polvere, così la raffinatezza si distingue in tempi di spreco. I rituali diventano complicati, astuti, si inventa la distrazione, si prova la magia della noncuranza, della sinistra che lavora forsennata all'insaputa della destra che sbadiglia; eppure l'evocazione non riesce. Il graffito della finestra sul muro non dà aria né luce. Le bocche balbettanti non proferiscono arcani, se mai esibiscono una compiaciuta dislessia.