fantassenza
30/10/2007 00:26:00
Per cambiare le regole del gioco bisogna essere giocolieri. Senza quest'arte è inevitabile accettare le condizioni esistenti, sottostare ai limiti che, per essere convenzionali, non sono meno vincolanti. Non è vietato sbizzarrirsi nelle combinazioni: ma il loro numero è finito, e i risultati non appagano il desiderio di novità. Dietro il cambiamento si svela la ripetizione, si sospetta che le molteplici alternative siano snodi di un groviglio senza uscita. Si cambia colore, carattere, timbro di voce; si variano i margini, gli ingombri, si sposta il peso e la direzione degli interessi. Disperando delle proprie capacità, ci si procura un modello prefabbricato, da modificare con interventi guardinghi, accessori e stampe alle pareti: ma il volo degli uccelli resta distante.
L'arte dei giocolieri ha creato cielo e terra, stabilito le rotte, segnato confini; e consentito, nello spazio vuoto così definito, una libertà priva di colore, del tutto mentale. Nell'indistinto ha fondato la successione, elevato piattaforme, ponti, mucchi di cartapesta dipinta davvero simili a montagne, vecchi copriletto rappezzati mossi da leve meccaniche, a imitare onde e maree. Non è possibile ai bambini, che vediamo sguazzare felici, uscire dall'armadio, scoprire i tiranti, gli ingranaggi, senza che perdano la loro infanzia. Né i giocolieri possono credere ai loro stessi inganni, se non in qualche raro e fuggevole momento di grazia.