Connettività, sistemi, usabilità. Tutti i mondi introvabili sono sotto la loro custodia.

fantassenza

22/05/2008 09:42:00

Si alza, e zoppicando scosta la serranda. Dall'interno sbocca una frescura inerte, sepolcrale. Nella luce soffusa del capannone sono allineate masse di forma indefinibile, alcune scoscese, accidentate e massicce come piccole montagne, altre non più grosse di una coppia di buoi. Sotto i grandi teli bianchi che le ricoprono alla meno peggio si indovinano gobbe, spuntoni aguzzi, depressioni simili a crateri, squarci.
"Quando succede dobbiamo correre. Raccogliere tutto, e poi sistemare meglio che si può. Una fatica. Non è un lavoro che si fa per soldi. Lo fai per i parenti, per le mamme, che poi vengono a piangere con le amiche, devono fare bella figura. I padri, loro non vengono, se vengono guardano per terra, si vergognano. Ma le mamme sono terribili, ci tengono. Guai se il figlio ha la cravatta fuori posto, la bocca storta. Sono scenate davanti a tutti, e se provi a dire che abbiano rispetto per le altre famiglie, apriti cielo: gridano più forte. Se poi manca un pezzo sono tragedie, ma che ci possiamo fare? Magari è finito nel canale, e chi lo trova più? Certi sono incastrati nelle lamiere in un modo che c'è da ridere a vederli, è colpa nostra? No di certo. Ci vorrebbe la fiamma ossidrica, ma guai se gli roviniamo i pantaloni. Guai se resta un segno sulla camicia. Allora li lasciamo così, affari loro".


SCARICA: testo completo (84kB)