fantassenza
28/05/2010 14:31:00
Si capì, in seguito a mirati esperimenti di ingegneria sociale, che il lavoro non comportava necessariamente una retribuzione commisurata, anzi le due cose erano del tutto indipendenti. Si può pagare molto chi non fa nulla o fa peggio, danneggiando il prodotto per incapacità e supponenza, e castigare impegno e passione con un salario basso, o qualche vaga promessa di un contratto futuro. A questa raggiunta consapevolezza, grazie anche al superamento di vecchie remore, si deve il mirabile ridimensionamento dei problemi dell'occupazione: ora nessuno teme di assumere, poiché assumere non significa pagare, e neppure fa più paura il laureato da adibire al carico e scarico delle merci, subalterno di capi più giovani, svogliati e faciloni, inclini per natura o per abitudine all'umiliazione dei sottoposti; si è imparato infatti che l'uomo è ciò che fa, sicché un'attività servile renderà servo chi vi è costretto. Se poi l'attività non fosse servile di per sé, ci si preoccupa di renderla tale sfrondando o congelando con regole le parti per le quali occorrerebbe discernimento, finché sia alla portata di un asino alla stanga.