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evenienze

07/11/2007 22:47:00

I venti del mare si presagiscono attraversando l'ultimo tratto di valle: i fianchi delle montagne sono di un verde acceso, già in febbraio i crochi trapuntano la stretta fascia pianeggiante dove corre la strada. Dopo le strettoie rocciose dell'Appennino interno, coi lividi picchi incombenti, si indovina il prossimo distendersi dell'orizzonte: e precipitando per curve e brusche discese ci si affaccia infine su Genova, sfumata nella foschia che la tiene sospesa fra terra e acqua, vascello agile e sottile ancorato temporaneamente con ormeggi di ragno. I visitatori ammirano stupiti lo splendore delle polene e l'altezza degli alberi, seguono a bocca aperta la destrezza delle manovre, si lasciano incantare dal chiacchiericcio nei mercati, in una lingua capace di schiaffi e di dolcezza salmastra; ma uno sguardo avvertito nota, avvicinandosi alla periferia, risme di palazzi come chiostre di denti disuguali, gigantesche fauci pronte a scattare e dilaniare la preda.


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