evenienze
01/11/2008 23:51:00
E, fino a poco prima, tutto rifluiva verso una scoperta, enunciata in una frase breve, lineare e trasparente come sempre sono in Proust i teoremi e i corollari ai quali giunge d'improvviso, dopo lunghe ondulazioni, riprese, volute, deviazioni: "La vera vita, la vita finalmente scoperta e illuminata, di conseguenza la sola vita pienamente vissuta, è la letteratura". Dopodiché il beccheggio multiplo riprende, perché si tratta ora di accertare quale lavoro s'mponga - e su quale materia - se si cede alla "grande tentazione di ricreare la vera vita". Ed è qui che, dopo ulteriori e vorticose ondulazioni, si incontra uno di quei theologoumena che lasciano sbalorditi per la loro drasticità e per il modo abrupto di manifestarsi. Tutto ora di dice all'indicativo: "Ogni persona che ci fa soffrire può essere da noi collegata a una divinità della quale essa non è che un riflesso frammentario e l'ultimo gradino, divinità (Idea) la cui contemplazione ci dà subito gioia invece del dolore che avevamo. Tutta l'arte di vivere sta nel non servirci delle persone che ci fanno soffrire se non come di un gradino che permette di accedere alla loro forma divina e di popolare così gioiosamente la nostra vita di divinità".
Da La folie Baudelaire, R. Calasso, Adelphi.