evenienze
22/08/2009 00:06:00
Infine, e questo è l'equivoco più grosso da dissipare, non è che io non mi sentissi operaio perché sono di estrazione intellettuale, perché tiro un confine ben definito tra lavoro manuale e lavoro intellettuale. In fabbrica ho capito che questa distinzione è un trucchetto montato da un sistema che vuole il lavoro intellettuale, cioè quei pochi che lo svolgono, superiore a quello manuale, cioè a quei molti che devono stare sotto; ho capito, che tale distinzione è perfettamente lecita e logica solo se si considera il sistema perfettamente lecito e logico. Ma se si rifiuta il sistema oppressivo dell'uomo, salta la distinzione.
Sembrerà una boutade, ma non ho mai lavorato intellettualmente, in modo così continuo e profondo, come nei tre anni di fabbrica, e non solo fuori ma anche, e soprattutto, nella fabbrica. Il sistema cerca di catturarti il cervello ma, se non vuoi, non te lo può prendere. Puoi, anzi, adoperarti per distruggere il sistema, proprio nel suo tempio più sacro che è la fabbrica. I miei amici lavoravano o potevano lavorare intellettualmente quanto un intellettuale di professione, purché avessero scoperto il valore del loro cervello, un tutt'uno con quello delle loro mani. Scoperta che il sistema cerca, naturalmente, di evitare in ogni modo. Sembrerà un insulto, ma se c'è qualche intellettuale che si sente il cervello stanco, sclerotizzato e senza fantasia, vada in fabbrica e se lo ritroverà rinnovato. In fabbrica come operaio, non come quadro dirigente perché, altrimenti, il suo cervello non guadagnerebbe un punto. Vorrà dire che ci saranno anche operai di estrazione intellettuale, in attesa che l'unica estrazione sia da quella radice comune che si chiama nostra umanità.
Da L. Bianchi, Come un atomo sulla bilancia, Sironi.