evenienze
29/10/2009 10:24:00
Baudelaire fu un sommo perito dell'umiliazione. Nessun altro scrittore, per quanto travagliata la sua vita, può competere con lui nella pratica di quello stato. Baudelaire lo conobbe in ogni ambito: nella famiglia (per la presenza del padrigno, generale Aupick); nel denaro (per la sua continua dipendenza dal curatore Ancelle e per la lotta contro i debiti); nella vita amorosa (per la convivenza con Jeanne, che non lo stimava); nella vita letteraria (per i rapporti con i giornali, le riviste, gli editori, l'Académie e la Repubblica delle Lettere in genere). Non c'era angolo in cui a Baudelaire fosse concesso di respirare liberamente. Inutile chiedersi - come accadde a Sartre, allievo inconsapevole di una scuola serale "Volere è potere" - in quale misura Baudelaire abbia voluto tutto questo. Certamente avrebbe potuto, in tanti momenti, recuperare un'esistenza entro l'ordine stabilito. Avrebbe potuto imitare Mérimée, che ammirava e da cui non era ammirato. Pur essendo artista in ogni fibra Mérimée si era costruito un'esistenza da grand commis, che lo proteggeva come un carapace impenetrabile. Ma Baudelaire non avrebbe resistito. Sarebbe soffocato prima di raggiungere un qualche status rassicurante. Non meno dell'ennui lo ispirava l'umiliazione. Collegata all'abiezione, misterioso sentimento - attivo e passivo - che sembra connaturato alla "vita moderna" e ha pervaso da allora la letteratura. È un soffio venefico che comincia a circolare dopo la metà del secolo diciannovesimo e impregnerà in modi diversi alcuni autori inevitabili: Dostoevskij e Gogol' innanzitutto (per i russi l'abiezione è l'aria stessa che si respira); Melville (in Bartleby); Lautréamont, in ogni sillaba; Hamsun e Strindberg, in una versione iperborea, allucinata; e anche Rilke (nel Malte Laurids Brigge). E altri ancora. Ma il capostipite, che aveva addensato su di sé la tempesta magnetica, rimaneva sempre Baudelaire.
Baudelaire fu il solitario, impavido sostenitore del diritto irrinunciabile di contraddirsi: "Nella numerosa enumerazione dei diritti dell'uomo che la saggezza del secolo XIX ricomincia così spesso e con tanta soddisfazione, due piuttosto importanti sono stati dimenticati, che sono il diritto di contraddirsi e il diritto di andarsene". Soprattutto quest'ultimo potrebbe essere il prezioso contributo di Baudelaire alla sempre incerta dottrina dei diritti dell'uomo.
Da La folie Baudelaire, R. Calasso