evenienze
08/11/2009 10:44:00
... si registra che l'indebolimento della famiglia e dell'appartenenza a una comunità ha creato un vuoto culturale che è stato riempito dal mercato, il quale oggi offre servizi che si incaricano di trovarci l'anima gemella, di organizzarci nozze perfette, feste di compleanno, visite agli anziani, e altro ancora cui siamo più o meno soliti ricorrere, per cui vien da dire che tutto ciò che il mercato ci toglie con l'allungamento degli orari di lavoro o con l'impiego di entrambi i componenti la coppia genitoriale, poi ce lo offre in vendita sotto forma di servizi a pagamento.
E noi accettiamo, anzi desideriamo, perché la dipendenza degli individui dal mercato è mascherata dall'ideologia dell'indipendenza. Potendo pagare, recita l'ideologia dell'indipendenza, uno può realizzare se stesso, affidando al mercato la cura della famiglia. Ma la domanda è: quante parti della nostra vita intima, familiare ed emotiva vengono vissute da altri? E qui il pensiero corre all'educazione dei bambini, affidati a quelle strutture, nidi e asili, scelte non in base a criteri educativi, ma quasi esclusivamente in base al tempo in cui trattengono i nostri piccini, agli adolescenti affidati alla scuola di cui ci si interessa solo in ordine ai risultati, ai genitori che non si occupano dei problemi di crescita dei loro figli perché per questo ci sono gli psicologi, alle coppie genitoriali dove l'assenza di comunicazione, la scarsa dialogicità, il reciproco disinteressamento vengono suppliti con regali all'occorrenza, con l'offerta di qualche cena al ristorante, o con sette giorni di vacanza in paesi esotici comprati last minute in un'agenzia di viaggi.
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A dissolvere la famiglia non è stato il comunismo come un tempo si diceva, ma il capitalismo, sottraendo ai padri e alle madri quell'unica cosa necessaria alla cura e alla crescita emotiva che è il tempo. Il mito dell'efficienza, che all'inizio del secolo scorso Frederick Taylor aveva applicato alla catena di montaggio per eliminare i "tempi morti", oggi si è trasferito dalla fabbrica alla famiglia, dove gli adulti "non hanno tempo".
E allora viene in soccorso il mercato che, con i suoi prodotti "già pronti", evita alla madre di combattere con il suo bambino la scarsità di tempo. Basta guardare la pubblicità dove la lentezza dei bambini viene attribuita al loro carattere e non al fatto che possano sentirsi assediati dal ritmo accelerato della vita lavorativa degli adulti, o che stiano protestando contro la fretta dei grandi, proprio attraverso la messa in scena della lentezza.
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Se il tempo qualità, a scapito della quantità, non è sufficiente a togliere ai genitori il senso di colpa, l'ideologia del mercato moltiplica le sue proposte e tende a vendere come indipendenza e autonomia dei bambini quello che in un passato non troppo lontano si chiamava "incuria". A questi bambini che la Hochschild definisce in "autogestione", a questi bambini con le chiavi di casa, come si farà, quando saranno adolescenti, a dir loro di non rincasare alle sei del mattino?
Spesso sentiamo parlare di famiglia, di difesa della famiglia, di aiuti per la famiglia e nessuno ci avverte che la famiglia è incompatibile con il modello capitalista [...].
Da I miti del nostro tempo, U. Galimberti.