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evenienze

17/03/2010 00:31:00

Ma Giacomo s'era già familiarizzato con l'idea della morte del Maestro e pensava a quello che avrebbero dovuto fare quando fossero rimasti sulla terra senza di lui. "Non possiamo opporci alla volontà di Dio, né alla volontà del Maestro. È tuo dovere, Maestro, morire come dicono i profeti, il dovere nostro è vivere. Perché le parole che tu hai pronunciato non vadano perdute, occorre che le fissiamo in Sacre Scritture nuove, che facciamo delle leggi, che costruiamo le nostre sinagoghe, che scegliamo i nostri sommi sacerdoti, i nostri Scribi e i nostri Farisei".
Gesù si sentì sgomento.
"Tu crocifiggi lo spirito, Giacomo", esclamò. "No, non voglio!"
"Solo così potremo impedire allo spirito di farsi vento e di andarsene", rispose Giacomo.
"Ma non sarà più libero, non sarà più spirito!"
"Non importa. Somiglierà allo spirito. Per il nostro lavoro è sufficiente, Maestro".
Un sudore freddo inondò Gesù. Lanciò un rapido sguardo ai discepoli, ma nessuno alzò la testa per partecipare alla discussione. Pietro guardò il figlio di Zebedeo con ammirazione. "Lui sì che ha la testa sulle spalle, lui ha preso il suo verso sulle barche del padre, che comandava. Ora, vedrete, metterà in riga anche il Maestro..."
Disperato, Gesù tese le mani come per chiedere aiuto. "Vi manderò lo Spirito Santo", disse, "lo spirito di verità. Lui vi guiderà".
"Mandaci presto lo Spirito Santo", gridò Giovanni, "perché non ci smarriamo, perché non ti perdiamo, Maestro".
Giacomo scosse la testa, duro e ostinato.
"Questo spirito di verità di cui parli, anche questo spirito sarà crocifisso. Finché esisteranno gli uomini, Maestro, lo spirito sarà crocifisso, sappilo. Ma non importa. Resta sempre qualcosa e quel poco ci basta, te l'ho detto".
"Non basta a me!" esclamò Gesù disperato.


N. Kazantzakis, L'ultima tentazione, Frassinelli 1987. Traduzione di Marisa Aboaf e Bruno Amato.