il mondo vero
Politica
Il mammifero femmina
Nato dallo sforzo congiunto delle multinazionali farmaceutiche, dei bioillusionisti, dell'estetica al servizio del consumatore, il mammifero femmina fu parte integrante dei rozzi ma a loro modo efficaci meccanismi di persuasione messi in opera ai tempi dello smarrimento. Ne furono approntate varie versioni, via via che i gusti del pubblico si facevano più smaliziati, tortuosi e malsani: dal modello a tripla balconata allo strozzapreti, fino alle decantate bambole biomimiche, signorine educate a simulare in tutto la fissità apatica e la cedevole rigidità dei vecchi esemplari di plastica. Modelli rimasti allo stadio di prototipi erano in grado di recitare con aria divertita un limitato numero di barzellette, cucinare semplici manicaretti come il caffè e latte, comporre brevi frasi di senso compiuto. Si favoleggia ancora dell'unico che a causa di uno sbalzo di tensione si rivelò capace di ridere e piangere, e vistosi allo specchio si lasciò morire per disperata protesta. I mammiferi femmina comparivano al seguito dei noti, dei ricchi e dei potenti, affiancavano gli imbonitori e i mercanti di sonno profondo, condizionavano gli acquisti, i processi, le consultazioni elettorali. Eccellevano nella coltivazione di sensi di colpa e d'inferiorità, nell'allevamento del suino e del castrato.
Eletti per caso
Nel sistema convivono molte forme di autorità. Alcune cariche, come quelle
relative all'interpretazione degli oracoli, sono riservate agli ispirati. È così
anche per l'amministrazione e la manutenzione dei luoghi di visione e di
profezia, poiché ritengono che le presenze ivi residenti ne siano proprietarie,
e conducano anche le questioni economiche e logistiche più agevolmente
mediante qualcuno che sappia intenderle e comunicarne la volontà.
Distinguono gli ispirati da una facoltà creativa accesa, dalla facilità di
improvvisazione, dall'immediatezza con cui il loro enunciato è riconosciuto
per vero dagli astanti. Occorre però notare che le aree entro cui si esercita
la loro autorità sono di solito ristrette, e i responsi, per quanto richiesti
assiduamente e a lungo ricordati per la loro bellezza, raramente vengono
seguiti. Diffuso ovunque è invece il ricorso al sorteggio per l'assegnazione
di responsabilità pubbliche. Quest'uso è stato a più riprese criticato nel
corso della storia, con validi argomenti: non è possibile impedire che
incapaci, incompetenti o malvagi ottengano posizioni di potere; gli eletti
non godranno di alcun rispetto, dal momento che devono la scelta
unicamente alla sorte, non ai loro meriti o al credito di cui godono.
Con l'affermarsi della quantocrazia, durante lo smarrimento, il sorteggio fu
sostituito da concorsi a punti: i candidati affrontavano prove di cultura e
intelligenza, avanzando in classifica secondo la prontezza e la correttezza
delle risposte, o l'abilità dimostrata nelle prove pratiche. Ai migliori venivano
assegnate le cariche in palio. L'innovazione non ebbe successo: le
contestazioni sull'esito delle prove si facevano più aspre di volta in volta,
e in ogni caso gli eletti non confermarono mai nei fatti, se non incidentalmente,
le qualità esibite nei concorsi. Perciò, sul finire di quel triste periodo, si ricorse
a una forma indiretta di sorteggio: la consultazione popolare. I risultati furono
nettamente migliori, ma non positivi quanto quelli del sorteggio tradizionale.
É opinione comune, infatti, che il sorteggio sia sorpresa, gioco, apertura.
Una costruzione inizialmente indecifrabile, che convoca gli uomini e li sfida a
capire, a indovinare, a inventare. La sorte, sostengono, ti mette sul palcoscenico,
illuminando i tuoi vizi e la tua grandezza. Chiunque, in tale posizione, respinge
da sé il vizio sdegnosamente, affidandosi alla propria grandezza come a una
divinità salvatrice. Che accada il contrario è possibile, ma estremamente raro.
L'anima del commercio
Lo scambio di beni nel sistema presenta modalità, comportamenti e consuetudini nelle quali, pare, hanno sempre un ruolo importante l'illusione e l'inganno. È uso, quando si acquista qualcosa, che il venditore intrattenga il cliente con musiche, canzoni o una breve storia. Ritengono infatti che nessun oggetto possa essere venduto di per sé, poiché il fascino della sua fattura non si deve all'autore né tanto meno al venditore. In realtà dunque costui si serve dell'oggetto per presentare al compratore la propria arte di musico, acrobata, narratore o saltimbanco, ed è per la sua esibizione che intende essere ricompensato. Il compratore, a sua volta, è tenuto a pagare soltanto se l'esibizione lo ha fatto ridere o piangere. In questo caso può contraccambiare con la stessa moneta, se crede: un aneddoto, un verso, una piroetta, una smorfia. Se il venditore scoppia a ridere o si commuove, il compratore si porta via l'oggetto senza altra condizione. Altrimenti dovrà pagare in natura o valuta equivalente. Qualcuno obietterà che questo procedimento è risibile, e che il venditore pretenderà comunque il pagamento in valuta. In pratica le contestazioni sono rare. Nel caso, venditore e compratore si rivolgono a un passante e ripetono l'esibizione davanti a lui, rimettendosi poi al suo giudizio.
Stupefacenti
C'è qualcosa di pericoloso, quaggiù. Sfuggente. Nell'aria, nell'acqua, nella voce di chi ti seduce, di chi ti inganna? Non si sa. Qualcosa che rende incapaci di intendere, e soprattutto di volere. Che induce una dipendenza irrimediabile, per la quale non esistono cure disintossicanti, terapie di breve o lunga durata, comunità di recupero. Qualcosa che rende inabili all'attività scolastica, lavorativa, sindacale. I soggetti colpiti mostrano renitenza alla leva aziendale, scarsa attitudine al sacrificio, stupori e curiosità persistenti. La normale insensatezza del reticolo stradale, la vacuità tranquilla delle conversazioni telefoniche, la felicità meccanica dei mercati provoca loro malessere, nausea, vomito, incubi ricorrenti. E non sei tu a scegliere. A preparare la dose, nel gioco tranquillizzante e amministrabile di ago, cucchiaino, nuvole di polvere, erba secca, neve mulinante. È questo qualcosa o qualcuno che ti riconosce da un modo di guardare, da una ruga, da un capello bianco, si impadronisce di te, gonfia prepotente le tue vele e la nave prende il volo senza sforzo apparente.
Interessarsi
Non è facile definire cosa sia la politica, per la gente del sistema. Sembra che intendano, con questo, una libera inventiva di piccole storie, detti e aneddoti che nascono nei posti più disparati, dalla taverna allo stadio, dalle piazze ai teatri. Creano queste storie o proverbi intorno ai personaggi più in vista, ricamando e tessendo in una trama ampia e diversa un qualche particolare della loro vita, vero o presunto. La differenza non ha molta importanza, poiché su Phoor Twona le storie vengono giudicate secondo quanto divertono o commuovono, non sulla rispondenza a una realtà che essi ritengono un residuo dello smarrimento. Tutti partecipano, si incontrano tra amici e compagni di ventura e narrano a turno, aggiungendo sempre nuove sfumature e dimenticando ciò che è meno interessante. Infine recitano nel corso di grandi assemblee le storie più belle e acclamate, in occasione di apposite festività. Ma come diventare personaggi in vista? Succede spesso a chi ha trovato, per facoltà o incidente, una parola nuova, che appare a tutti tanto naturale da venir adottata spontaneamente nel parlare quotidiano.