Connettività, sistemi, usabilità. Tutti i mondi introvabili sono sotto la loro custodia.

strademecum

Per chi non sa dove andare. Per chi non sa dove si trova. Per chi è stanco dei soliti itinerari affollati di turisti faciloni e disinformati. Un tragitto inedito tra le mille sconosciute meraviglie della città, alla riscoperta della sua vera anima.

Piazza Robivecchi Intitolata nel 1884 a Brando Robivecchi dei conti Maniglia, cavaliere della Piva Passa, coraggioso ufficiale di cavalleria ed eccelso giocatore di ramino, la piazza vanta insigni monumenti fin troppo noti di cui sarebbe noioso riferire: si citano soltanto l'edicola del signor Pietro, competente e discreto, e la fontanella disegnata e fusa da Felice Valsecchi Formenti, noto bronzista di Busto Garolfo. Sconosciute ai più sono invece la Rotonda Giottesca e la Pietra di Agilulfo.

La Rotonda Chi giungesse nella piazza da nord, sud, ovest o est con veicoli motorizzati non può evitare il transito per la rotatoria che ne occupa il centro. Pochi sanno tuttavia che l'odierna strada asfaltata ricalca il selciato duecentesco, posato in forma di cerchio quasi perfetto da un anonimo della scuola di Giotto, specializzato appunto in cerchi perfetti, triangoli equilateri e altri poligoni di secondaria importanza. Si rinunciò alla perfezione del tracciato per non rimuovere la già allora venerata Pietra di Agilulfo.

La Pietra Ammirata e decantata da generazioni di studiosi, presente in più copie in vari angoli della città (quella esposta alla Sassoteca Pirotta non è che la più famosa), la Pietra appare ai profani come un comune cubetto di porfido. Il prode Agilulfo ebbe un diverbio con la gallina di un notabile longobardo intorno alla proprietà di un uovo che, sosteneva Agilulfo, la gallina aveva abbandonato. La gallina replicò che si era solo allontanata un momento, e che gli italioti erano furboni e ladri risaputi. Agilulfo non si trattenne oltre, afferrò la pietra che la Provvidenza gli porgeva e con un sol colpo zittì l'insolente (ne risultò poi un lesso strepitoso). Nacque sul posto un tafferuglio matto, una fiammata d'orgoglio nazionale che culminò con la cacciata delle galline longobarde da tutti i pollai della città. Di qui il detto: chi è senza uovo scagli la prima pietra.

Per chi imbocca la rotonda da via Manovali a Riposo la pietra veneranda è la centoventiquattresima verso sinistra. Non è difficile: dovrebbe esserci un mozzicone di sigaretta proprio nei pressi.