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<title>Errore 404</title>
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<description>uno strappo nella Rete</description>
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<title><![CDATA[Certezze]]></title>
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<description><![CDATA[<i>Ma una cosa so di certo: nella mia vita futura sar&#242; un magnifico zero, rotondo come una palla. Da vecchio sar&#242; costretto a servire giovani tangheri presuntuosi e maleducati, oppure far&#242; il mendicante, oppure andr&#242; in malora.</i><br/><br/>R. Walser, <i>Jacob von Gunten</i>]]></description>
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<title><![CDATA[... che canta a ffa'?]]></title>
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<description><![CDATA[<i>Dille accuss&#236;, chi canta 'int'a 'sta via<br/> o sar&#224; pazzo o mmore 'e gelusia<br/> star&#224; chiagnenno quacche 'nfamit&#224;<br/> canta isso sulo, ma che canta a ffa'?<br/> ... che canta a ffa'?</i><br/><br/> <i>Voce 'e notte</i>, E. Nicolardi-E. de Curtis]]></description>
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<title><![CDATA[Nascosto]]></title>
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<description><![CDATA[<i>Io, per me, volevo solo stare nascosto, ritirarmi.</i><br/><br/>G. Mozzi, <i>Questo &#232; il giardino</i>.]]></description>
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<title><![CDATA[Dicono di noi]]></title>
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<description><![CDATA[<i>Quello che impressiona maggiormente [...] &#232; la quantit&#224; di blog che, nonostante abbiano pochissimi visitatori e abbiano come tenutari dei perfetti imbecilli, che scrivono male di cose prive d'interesse, continua, nonostante tutto, a vivere, trascinandosi ostinatamente per anni.</i><br/><br/>Da <a href="http://anfiosso.wordpress.com/2009/11/19/490-cose-morte-in-rete/">qui</a>.]]></description>
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<dc:date>2009-11-27T18:00+01:00</dc:date>
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<title><![CDATA[Emmaus]]></title>
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<description><![CDATA[<i>Ed ecco due di loro in quel giorno erano in viaggio alla volta di un villaggio distante centosessanta stadi da Gerusalemme, il cui nome era Emmaus, e parlavano tra loro di tutti questi avvenimenti. E avvenne che, mentre parlavano e si interrogavano, Ges&#249; stesso fu vicino a loro e li accompagnava nel viaggio; ma i loro occhi si trattenevano dal riconoscerlo. E disse loro: "Che discorsi sono questi che vi scambiate camminando?". E quelli ristettero, scuri in volto. E in risposta quello di loro di nome Kleopa gli disse: "Tu solo sei venuto a Gerusalemme e non sai quel che vi &#232; accaduto in questi giorni?". E disse loro: "No, cosa?". E quelli gli dissero: "La vicenda di Ges&#249; di Nazareth, un profeta potente nei fatti e con le parole davanti a Dio e a tutto il popolo: come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo consegnarono perch&#233; fosse condannato a morte e lo crocifissero. Noi speravamo che fosse lui quello che dovr&#224; liberare Israele; ma, oltre a tutto ci&#242;, &#232; gi&#224; il terzo giorno da quando accaddero questi avvenimenti. E poi certe donne che sono con noi ci lasciarono attoniti, quando dissero di essere state al mattino al sepolcro, e di non aver trovato il suo corpo, e aver veduto una visione d'angeli che dicevano ch'egli vive. E alcuni di noi si recarono al sepolcro, e lo trovarono come le donne avevano detto, ma lui non lo videro".<br/> Ed egli disse loro: "O sciocchi e tardi di cuore a credere a tutto ci&#242; che dissero i profeti! Non bisognava forse che l'Unto subisse tutto questo e entrasse nella sua gloria?" E a partire da Mos&#232; e da tutti i profeti spieg&#242; loro ci&#242; che lo riguardava in tutte le Scritture. E furono vicini al villaggio che era la loro meta, ed egli diede a intendere che il suo viaggio proseguiva oltre. E gli fecero cambiare proposito, dicendo: "Resta con noi, poich&#233; &#232; quasi sera, e il giorno ormai declina". E gli venne di restare con loro. E avvenne mentre stava a tavola in loro compagnia: prese del pane, lo bened&#236; e dopo averlo spezzato lo diede loro. Allora i loro occhi si aprirono, e lo riconobbero; ma lui era scomparso.</i><br/><br/> Luca 24, 13-31<br/><br/><br/> <i>A lei Telemaco acuto disse di rimando:<br/> "Straniero, hai parlato con animo amico,<br/> come un padre a suo figlio; non dimenticher&#242; le tue parole.<br/> Dunque ora rimani, se pure ti fa fretta la via,<br/> per un bagno e il sollievo del cuore,<br/> e poi torna contento alla tua nave con un dono,<br/> di valore e bello, che ti serbi il ricordo<br/> di me, come ne danno agli ospiti gli ospiti amici".<br/> A lui dunque rispose la dea Atena occhi azzurri:<br/> "Non trattenermi oltre, troppo &#232; il desiderio di partire.<br/> Il dono cui il cuore ti spinge<br/> me lo darai al mio ritorno, perch&#233; lo porti a casa,<br/> e sceglilo bellissimo: ne avrai il contraccambio".<br/> Disse cos&#236; e se ne and&#242; Pallade Atena,<br/> vol&#242; via come un uccello, e scomparve.</i><br/><br/>Odissea I, 306-320]]></description>
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<dc:date>2009-11-25T23:56+01:00</dc:date>
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<title><![CDATA[Auto(no)mi]]></title>
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<description><![CDATA[<i>... si registra che l'indebolimento della famiglia e dell'appartenenza a una comunit&#224; ha creato un vuoto culturale che &#232; stato riempito dal mercato, il quale oggi offre servizi che si incaricano di trovarci l'anima gemella, di organizzarci nozze perfette, feste di compleanno, visite agli anziani, e altro ancora cui siamo pi&#249; o meno soliti ricorrere, per cui vien da dire che tutto ci&#242; che il mercato ci toglie con l'allungamento degli orari di lavoro o con l'impiego di entrambi i componenti la coppia genitoriale, poi ce lo offre in vendita sotto forma di servizi a pagamento.<br/> E noi accettiamo, anzi desideriamo, perch&#233; la </i>dipendenza<i> degli individui dal mercato &#232; mascherata dall'</i>ideologia dell'indipendenza<i>. Potendo pagare, recita l'ideologia dell'indipendenza, uno pu&#242; realizzare se stesso, affidando al mercato la cura della famiglia. Ma la domanda &#232;: quante parti della nostra vita intima, familiare ed emotiva vengono vissute da altri? E qui il pensiero corre all'educazione dei bambini, affidati a quelle strutture, nidi e asili, scelte non in base a criteri educativi, ma quasi esclusivamente in base al tempo in cui trattengono i nostri piccini, agli adolescenti affidati alla scuola di cui ci si interessa solo in ordine ai risultati, ai genitori che non si occupano dei problemi di crescita dei loro figli perch&#233; per questo ci sono gli psicologi, alle coppie genitoriali dove l'assenza di comunicazione, la scarsa dialogicit&#224;, il reciproco disinteressamento vengono suppliti con regali all'occorrenza, con l'offerta di qualche cena al ristorante, o con sette giorni di vacanza in paesi esotici comprati last minute in un'agenzia di viaggi.<br/> [...]<br/> A dissolvere la famiglia non &#232; stato il comunismo come un tempo si diceva, ma il capitalismo, sottraendo ai padri e alle madri quell'unica cosa necessaria alla cura e alla crescita emotiva che &#232; il </i>tempo<i>. Il mito dell'efficienza, che all'inizio del secolo scorso Frederick Taylor aveva applicato alla catena di montaggio per eliminare i "tempi morti", oggi si &#232; trasferito dalla fabbrica alla famiglia, dove gli adulti "non hanno tempo".<br/> E allora viene in soccorso il mercato che, con i suoi prodotti "gi&#224; pronti", evita alla madre di combattere con il suo bambino la scarsit&#224; di tempo. Basta guardare la pubblicit&#224; dove la lentezza dei bambini viene attribuita al loro carattere e non al fatto che possano sentirsi assediati dal ritmo accelerato della vita lavorativa degli adulti, o che stiano protestando contro la fretta dei grandi, proprio attraverso la messa in scena della lentezza.<br/> [...]<br/> Se il tempo qualit&#224;, a scapito della quantit&#224;, non &#232; sufficiente a togliere ai genitori il senso di colpa, l'ideologia del mercato moltiplica le sue proposte e tende a vendere come indipendenza e autonomia dei bambini quello che in un passato non troppo lontano si chiamava "incuria". A questi bambini che la Hochschild definisce in "autogestione", a questi bambini con le chiavi di casa, come si far&#224;, quando saranno adolescenti, a dir loro di non rincasare alle sei del mattino?<br/> Spesso sentiamo parlare di famiglia, di difesa della famiglia, di aiuti per la famiglia e nessuno ci avverte che la famiglia &#232; incompatibile con il modello capitalista [...].</i><br/><br/> Da <i>I miti del nostro tempo</i>, U. Galimberti.]]></description>
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<dc:date>2009-11-08T10:44+01:00</dc:date>
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<title><![CDATA[Pubblicit&#224;]]></title>
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<description><![CDATA[<i>Cos&#236;, accanto alla macchina a vapore e alla fotografia, la pubblicit&#224; prese posto fra le novit&#224; decisive nella prima met&#224; dell'Ottocento. Pubblicit&#224; significa innanzitutto che certi oggetti cominciano a parlare e produrre immagini. &#200; un processo all'inizio risibile e goffo, ma dagli sviluppi incalcolabili. Nata come appendice della produzione, la pubblicit&#224; riuscir&#224; un giorno a invertire il rapporto: gli oggetti vengono prodotti perch&#233; certe immagini, certi nomi, certe parole trovino un supporto. La moda &#232; un accorgimento per rendere pi&#249; erotico questo continuo debordare delle immagini, assimilandolo alla incessante mutevolezza del desiderio. Modello e fondamento della pubblicit&#224; &#232; l'inquietudine insanabile della vita mentale, la cui patria originaria &#232; la </i>delectatio morosa<i>. I Padri del Deserto non disponevano di oggetti intorno a s&#233; perch&#233; avevano bisogno di una superficie uniforme e scabra, all'esterno, volendo isolare, all'interno, il meccanismo mentale che genera i simulacri. Avrebbero considerato la pubblicit&#224; una sottile replica teologica ai loro esercizi. Ma ancora Nadar osservava: "Un'altra parola nuova: la </i>r&#233;clame<i>; far&#224; fortuna?".<br/><br/> Il giornalista veniva pagato a riga, il traduttore a pagina. Quando qualcuno gli rimproverava un eccesso di avverbi, che riempivano certe sue frasi cartilaginose, Nodier rispondeva che quegli ingombranti polisillabi lo aiutavano a riempire con rapidit&#224; le righe. E ogni riga valeva un franco. Balzac, che in quegli anni interveniva spesso - anche perch&#233; leso di persona - su questioni di diritto d'autore, parlava tranquillamente di certi scrittori che </i>"offrono allo sfruttamento una certa superficie commerciale"<i>, introducendo un'espressione che i manager editoriali di due secoli dopo ancora gli invidieranno. Gi&#224; da questo si poteva desumere l'alternativa opprimente in cui venivano a trovarsi gli scrittori che per qualche anno - subito dopo il 1830 - si erano illusi di potersi abbandonare per sempre a un'irresponsabile vita di </i>boh&#232;me<i>. Ora la situazione era radicalmente mutata - e Albert Castagne la descrisse con asciuttezza epigrammatica: "Il </i>boh&#232;me<i> &#232; o un artista senza talento, cio&#232;, per usare l'espressione di Balzac, senza superficie commerciale, - o un artista di talento che non ha saputo sfruttare la sua superficie commerciale", quindi un disadattato, qualcuno che rischia di non trovare pi&#249; un suo posto nella macchina sociale. Erano bastati pochi anni - e tutto si era rovesciato. Fu a questo punto che apparve sulla scena il giovane Baudelaire. Dichiarava: "Io che vendo il mio pensiero, e voglio essere autore" - e intanto si apprestava a entrare, senza lamentarsene affatto, in un crudele congegno produttivo, che sembrava fatto apposta per malmenarlo.<br/> Era la prima et&#224; dei "prostituti dell'intelligenza", come definiva se stesso il creolo Privat d'Anglemont, sotto il nome del quale, proteggendosi con un equivoco scudo, Baudelaire avrebbe pubblicato una delle sue prime poesie. Ma era Th&#233;ophile Gautier l'esempio pi&#249; chiaro di come uno scrittore scintillante, dai molti talenti, potesse deteriorarsi giorno dopo giorno per la costrizione a produrre colonne di parole su giornali e riviste, cosparse di osservazioni compiacenti.</i><br/><br/>Da <i>La folie Baudelaire</i>, R. Calasso.]]></description>
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<dc:date>2009-10-29T11:55+01:00</dc:date>
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<title><![CDATA[L'umiliazione]]></title>
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<description><![CDATA[<i>Baudelaire fu un sommo perito dell'umiliazione. Nessun altro scrittore, per quanto travagliata la sua vita, pu&#242; competere con lui nella pratica di quello stato. Baudelaire lo conobbe in ogni ambito: nella famiglia (per la presenza del padrigno, generale Aupick); nel denaro (per la sua continua dipendenza dal curatore Ancelle e per la lotta contro i debiti); nella vita amorosa (per la convivenza con Jeanne, che non lo stimava); nella vita letteraria (per i rapporti con i giornali, le riviste, gli editori, l'Acad&#233;mie e la Repubblica delle Lettere in genere). Non c'era angolo in cui a Baudelaire fosse concesso di respirare liberamente. Inutile chiedersi - come accadde a Sartre, allievo inconsapevole di una scuola serale "Volere &#232; potere" - in quale misura Baudelaire abbia </i>voluto<i> tutto questo. Certamente avrebbe potuto, in tanti momenti, recuperare un'esistenza entro l'ordine stabilito. Avrebbe potuto imitare M&#233;rim&#233;e, che ammirava e da cui non era ammirato. Pur essendo artista in ogni fibra M&#233;rim&#233;e si era costruito un'esistenza da </i>grand commis<i>, che lo proteggeva come un carapace impenetrabile. Ma Baudelaire non avrebbe resistito. Sarebbe soffocato prima di raggiungere un qualche status rassicurante. Non meno dell'</i>ennui<i> lo ispirava l'umiliazione. Collegata all'abiezione, misterioso sentimento - attivo e passivo - che sembra connaturato alla "vita moderna" e ha pervaso da allora la letteratura. &#200; un soffio venefico che comincia a circolare dopo la met&#224; del secolo diciannovesimo e impregner&#224; in modi diversi alcuni autori inevitabili: Dostoevskij e Gogol' innanzitutto (per i russi l'abiezione &#232; l'aria stessa che si respira); Melville (in </i>Bartleby<i>); Lautr&#233;amont, in ogni sillaba; Hamsun e Strindberg, in una versione iperborea, allucinata; e anche Rilke (nel </i>Malte Laurids Brigge<i>). E altri ancora. Ma il capostipite, che aveva addensato su di s&#233; la tempesta magnetica, rimaneva sempre Baudelaire.<br/><br/> Baudelaire fu il solitario, impavido sostenitore del diritto irrinunciabile di contraddirsi: "Nella numerosa enumerazione dei </i>diritti dell'uomo<i> che la saggezza del secolo XIX ricomincia cos&#236; spesso e con tanta soddisfazione, due piuttosto importanti sono stati dimenticati, che sono il diritto di contraddirsi e il diritto di </i>andarsene<i>". Soprattutto quest'ultimo potrebbe essere il prezioso contributo di Baudelaire alla sempre incerta dottrina dei diritti dell'uomo.</i><br/><br/> Da <i>La folie Baudelaire</i>, R. Calasso]]></description>
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<dc:date>2009-10-29T10:24+01:00</dc:date>
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<title><![CDATA[Esperienze]]></title>
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<description><![CDATA[<i>So, perch&#233; l'ho imparato, che nel mio caso particolare l'unico mondo possibile &#232; quello che si mostra agli occhi aperti, mentre il mondo pi&#249; pericoloso &#232; quello che si mostra agli occhi chiusi.<br/>[...]<br/> Ora, io faccio quotidianamente, e credo nel modo pi&#249; banale possibile, l'esperienza di non contare nulla.</i><br/><br/>G. Mozzi, <i>Questo &#232; il giardino</i>]]></description>
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<dc:date>2009-10-24T00:01+01:00</dc:date>
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<title><![CDATA[Mani pulite]]></title>
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<description><![CDATA[Il luogo comune degli idraulici inabili alla vita pratica ha evocato ormai in forma stabile la corrispondente realt&#224;: non saper fare cose manuali o annoiarsi per gli aspetti tecnici dell'attivit&#224; creativa sono i requisiti minimi che si richiedono all'idraulico affermato. Se aspirano alla condizione di personaggi o l'hanno gi&#224; conseguita e intendono conservarla, sono abbastanza accorti da non vantarsi di tali ripulse e incapacit&#224;, ma riconoscono il valore della tecnica e delle mani sporche; purch&#233; siano mani altrui. Il fascino residuo che aleggia intorno al loro mestiere &#232; ancora sufficiente ad allettare qualche manovale di campagna, che si prester&#224; a soccorrerli alla bisogna, senza compenso, anzi grato dell'onore che gli tocca.]]></description>
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<dc:date>2009-09-23T09:53+01:00</dc:date>
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<title><![CDATA[La soddisfazione del cliente]]></title>
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<description><![CDATA[Accade che i maestri delle arti, incapaci di dar retta alle pretese dei committenti pi&#249; che alle esigenze del mestiere cui hanno consacrato la vita, siano infine scalzati dai cultori e praticanti del press'a poco, dell'improvvisazione, della faciloneria. Costoro infatti, proprio in virt&#249; di quei loro atteggiamenti rilassati cui indulgono tanto nell'opera quanto nella vita sociale, si procurano amici tanto quanto i primi sono solitari, e tanto pi&#249; sono ascoltati, dal momento che si guardano dallo scontentare gli interlocutori, quanto i primi negletti. Amicizie frutto dell'utile: poich&#233; siffatti amici procurano clienti e commesse. E se si obietta che la clientela debba venir meno, e con essa le amicizie, quando l'opera si riveli difettosa o incompleta, la prosperit&#224; di questi praticanti, che sfida i tempi di crisi e anzi perdura laddove i maestri sono costretti ad abiurare o soccombere, dimostra che l'opera non &#232; altro che un pretesto, di cui si chiacchiera leggermente durante gli aperitivi.]]></description>
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<dc:date>2009-09-22T12:50+01:00</dc:date>
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<title><![CDATA[Noi che rinunciammo all'Ombra e all'Anello]]></title>
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<description><![CDATA[<i>"No, mio amato sire", ella rispose, "quella scelta &#232; stata fatta ormai da molto tempo. Non vi sono pi&#249; navi che mi porteranno sin l&#224;, e devo attendere la Sorte degli Uomini, volente o nolente: la perdita e il silenzio. Ma voglio dirti, Re dei Numenoreani, che sinora non avevo compreso la storia della tua gente e la loro caduta. Li deridevo come se fossero stupidi e cattivi, ma ora finalmente li compiango. Perch&#233; se questo &#232;, in verit&#224;, il dono dell'Uno agli Uomini, &#232; assai amaro da ricevere".<br/> "Cos&#236; sembra", egli disse. "Ma non lasciamoci sopraffare dalla prova finale, noi che rinunciammo all'Ombra e all'Anello. In tristezza dobbiamo lasciarci, ma non nella disperazione. Guarda! Non siamo vincolati per sempre a ci&#242; che si trova entro i confini del mondo, e al di l&#224; di essi vi &#232; pi&#249; dei ricordi".</i><br/><br/> Da <i>Il Signore degli Anelli</i>, J.R.R. Tolkien.]]></description>
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<dc:date>2009-09-14T01:04+01:00</dc:date>
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