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<title>Errore 404</title>
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<description>uno strappo nella Rete</description>
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<title><![CDATA[Teologi]]></title>
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<description><![CDATA[<i>I teologi affermano e cantano, talora in poesia e talora in prosa, che il dio &#232; per natura incorruttibile, ma che, per effetto di una legge fatale, va soggetto a trasformazioni. E talvolta brucia nel fuoco la sua natura, eguagliando tutte le sostanze in un magma unico; altre volte si moltiplica in ogni sorta di forme, di propriet&#224; e di stati - come accade attualmente - e con il pi&#249; illustre dei suoi appellativi &#232; chiamato "mondo".</i> <br/><br/> Plutarco, <i>L'E di Delfi</i>]]></description>
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<title><![CDATA[Buoni e cattivi selvaggi]]></title>
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<description><![CDATA[<i>Alla fine, non rimane che avvicinarsi all'insulto, con una scrollata di spalle da citoyen che paga le tasse: "Per esprimere lo scarto fra il totemismo e il sacrificio non basta dunque dire che il primo &#232; un sistema di riferimenti, il secondo un sistema di operazioni; che l'uno elabora un sistema di interpretazione mentre l'altro propone (o crede di proporre) una tecnica per ottenere certi risultati: uno &#232; vero, l'altro falso. Pi&#249; esattamente, i sistemi classificatori si situano al livello della lingua: sono codici pi&#249; o meno ben fatti, ma sempre miranti a esprimere significati, mentre il sistema del sacrificio rappresenta un discorso particolare, e sprovvisto di buon senso sebbene sia frequentemente proferito". La conclusione della scienza antropologica sarebbe dunque che il sacrificio &#232; un discorso "sprovvisto di buon senso".</i><br/><br/>R. Calasso, <i>La rovina di Kasch</i> (cit. C. L&#233;vy-Strauss, <i>La pens&#233;e sauvage</i>).]]></description>
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<dc:date>2010-07-05T17:07+01:00</dc:date>
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<title><![CDATA[La selvaggina di Rudra]]></title>
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<description><![CDATA[<i>A parte i lucidi credenti, minoranza agguerrita, nel mondo si trovano ad abitare o credenti per abitudine di famiglia o non credenti affatto: i moderni, coloro che per qualche ragione si ritengono tenuti a non riconoscere alcunch&#233; di sovrannaturale. Fra questi si incontrano i pi&#249; aspri bigotti. Ma qui incontriamo anche l'essere pi&#249; peculiare del momento: chi non appartiene a una confessione, ma neppure alla bigotteria laica (credere nella scienza, credere nel socialismo, credere nell'individuo, credere nel libero mercato, credere nel proletariato, credere nel progresso). Che cosa penser&#224; allora? Riappare qui l'intatta discriminazione: fra chi usa categorie sacrificali e chi le rifiuta. Nietzsche parla fin dall'inizio in termini sacrificali, come vuole Dioniso, il suo dio; Carnap parla come i molti che considerano il sacrificio una superstizione, in quanto eminentemente inverificabile; Freud vuole svelare il sacrificio originario; Jung vuole che il sacrificio si compia. La letteratura non ha neppure bisogno di parlare del sacrificio: in una certa sua forma - la letteratura assoluta (genealogia della d&#233;cadence: Baudelaire, Mallarm&#233;, Benn; o Flaubert, Proust) - la scrittura assume i tratti dell'offerta sacrificale, che implica una qualche distruzione dell'autore.</i><br/><br/> R. Calasso, <i>La rovina di Kasch</i>.]]></description>
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<dc:date>2010-07-05T16:47+01:00</dc:date>
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<title><![CDATA[L'attivit&#224; dell'asino]]></title>
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<description><![CDATA[Si cap&#236;, in seguito a mirati esperimenti di ingegneria sociale, che il lavoro non comportava necessariamente una retribuzione commisurata, anzi le due cose erano del tutto indipendenti. Si pu&#242; pagare molto chi non fa nulla o fa peggio, danneggiando il prodotto per incapacit&#224; e supponenza, e castigare impegno e passione con un salario basso, o qualche vaga promessa di un contratto futuro. A questa raggiunta consapevolezza, grazie anche al superamento di vecchie remore, si deve il mirabile ridimensionamento dei problemi dell'occupazione: ora nessuno teme di assumere, poich&#233; assumere non significa pagare, e neppure fa pi&#249; paura il laureato da adibire al carico e scarico delle merci, subalterno di capi pi&#249; giovani, svogliati e faciloni, inclini per natura o per abitudine all'umiliazione dei sottoposti; si &#232; imparato infatti che l'uomo &#232; ci&#242; che fa, sicch&#233; un'attivit&#224; servile render&#224; servo chi vi &#232; costretto. Se poi l'attivit&#224; non fosse servile di per s&#233;, ci si preoccupa di renderla tale sfrondando o congelando con regole le parti per le quali occorrerebbe discernimento, finch&#233; sia alla portata di un asino alla stanga.]]></description>
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<dc:date>2010-05-28T14:31+01:00</dc:date>
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<title><![CDATA[La scomparsa]]></title>
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<description><![CDATA[Alla scomparsa ci si rassegna, da principio, perch&#233; non se ne avvertono i vantaggi, ma solo la ferrigna inevitabilit&#224;. Fuori &#232; tutta una festosa baraonda di fuochi d'artificio, le mani sono sempre impegnate a stringere altre mani, a dar pacche su spalle altrui, a far cenni d'approvazione; le facce sono tirate da ogni parte, come capita a certe giacche nella ressa dei postulanti, nel tentativo di soddisfare il maggior numero di richieste, e raccoglierne i proventi consolatori. Non si pu&#242; mancare ai raduni di fine settimana, fiere della simpatia.]]></description>
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<dc:date>2010-05-24T11:29+01:00</dc:date>
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<title><![CDATA[Moda]]></title>
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<description><![CDATA[<i>Mi guarda sorridendo. Poi dice: "E Luisa, che fa? e Alberta?".<br/> "Oh, Friki," rispondo "fanno le puttane. &#200; di gran moda, oggi, far la puttana, in Italia. Tutti fanno la puttana. Il Papa, il Re, Mussolini, i nostri amati Principi, i cardinali, i generali, tutti fanno la puttana in Italia".<br/> "&#200; sempre stato cos&#236;, in Italia" dice Federico.<br/> "&#200; sempre stato cos&#236;, sar&#224; sempre cos&#236;. Ho fatto anch'io la puttana, per molti anni, come tutti gli altri. Poi quella vita m'&#232; venuta a schifo, mi son ribellato, son finito in galera. Ma anche finire in galera &#232; un modo di far la puttana. Anche far l'eroe, anche </i>pugnare<i> per la libert&#224; &#232; un modo di far la puttana, in Italia. Anche dire che questo &#232; una menzogna, un insulto per tutti coloro che sono morti per la libert&#224; &#232; un modo di far la puttana. Non c'&#232; scampo, Friki".</i><br/><br/> C. Malaparte, <i>Kaputt</i>, Adelphi.]]></description>
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<dc:date>2010-05-06T16:53+01:00</dc:date>
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<title><![CDATA[Un'allegoria poco chiara]]></title>
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<description><![CDATA[<i>"Si tratta di cinque brevi racconti, accomunati da un sottile filo conduttore, che potrebbe essere rappresentato dalla fragilit&#224; della condizione unama e dalla mutevolezza dell'esistenza.<br/> In alcuni casi, il lettore fatica a comprendere il contenuto delle storie, come nel primo racconto, dove si assiste a una riunione tra dipendenti, durante la quale questi sono giudicati sulla inefficienza dei loro progetti di vita e poi redenti. In realt&#224;, le coordinate di quanto sin qui descritto sono molto labili e confuse, in quanto si ha l'impressione di trovarsi di fronte ad una allegoria poco chiara. Dopodich&#233;, il protagonista Mal&#224;s "viene inghiottito dall'oscurit&#224;" e si ritrova a giocare a biglie con un ragazzino. La lettura si muove lungo un'impressione di incompiuto, di poco spessore contenutistico, proprio a causa dello stile ermetico, come dimostrerebbe la biglia mai usata (un'altra possibilit&#224;?), di reminescenza montaliana.<br/> La stessa sensazione si ha proseguendo ulteriormente nella lettura, a proposito della storia di un impiegato che in bagno, forse preda di un attacco di panico per un programma che non funziona, progetta una nuova esistenza, ma il destino gli sar&#224; particolarmente avverso.<br/> L'autore dimostra senza dubbio una certa dimestichezza con la scrittura, come rivelano certe atmosfere surreali, ma la materia trattata, avrebbe bisogno di essere maggiormente definita, di possedere pi&#249; concretezza, in modo tale da chiarire lo scopo della scrittura e comunicare maggiore incisivit&#224; al lettore.</i><br/><br/>Il comitato di lettura]]></description>
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<dc:date>2010-05-03T10:57+01:00</dc:date>
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<title><![CDATA[Il sorrisone]]></title>
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<description><![CDATA[Il sorrisone &#232; invincibile. Contro di esso nulla possono la logica pi&#249; affilata n&#233; il senso del ridicolo, a cui ricorda un parente partito anni prima per l'altro capo del mondo, tornato ricco, borioso e quasi irriconoscibile. Il sorrisone &#232; disarmante, non si lascia disarmare, e senza combattere gi&#224; trionfa. Conosce bene le nostre debolezze, e sottovoce, all'orecchio, ci confida che sono anche le sue: perci&#242; &#232; pronto ad assecondarci. Sii simpatico, e non morrai: questo &#232; il suo lieve, giocondo evangelo.]]></description>
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<dc:date>2010-04-20T16:10+01:00</dc:date>
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<title><![CDATA[Gli assunti]]></title>
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<description><![CDATA[In certi ristretti periodi l'occhio dei selezionatori si estrania dalle accademie e dalle sale di prova, dimentica temporaneamente la prassi che vaglia gli aspiranti idraulici per arrivare alla consacrazione finale, dopo un lungo processo di apprendistato, di pochi eletti.<br/> Il loro sguardo si leva dalle terrazze gioiose, cala dalle balconate da cui, durante le feste in maschera, usano sporgersi vecchie damigelle in ghingheri, vampiri e orsi ammaestrati, e plana sul plebeo mare, gi&#249; nelle strade, si ferma a certi crocicchi, dove i poveri ballano con ingenuo entusiasmo sulle note di una musica nuova.<br/> In questi brevi momenti i gradi sono aboliti, si viene assunti lass&#249; con uno strappo rapinoso, il drappo morbido e profumato della notoriet&#224; riscalda e illumina di una luce oltremondana chi un attimo prima si disputava l'angolo meno in ombra del selciato. E in questi brevi momenti, se noi della marmaglia accantoniamo l'invidia e il rancore, se quel brillare lontano non ci distrae con il suo umiliante sottinteso, il proposito dei selezionatori diventa evidente, distinguiamo le loro intenzioni, che ora appaiono meno insensate, anzi del tutto ragionevoli.]]></description>
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<dc:date>2010-04-20T10:49+01:00</dc:date>
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<title><![CDATA[Ecco l'uomo]]></title>
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<description><![CDATA[Non ha timore di far sentire la sua voce, e le parole scorrono e fanno ressa come nuvole scompigliate dal vento furibondo di marzo. Non si preoccupa di stancare o annoiare l'uditorio, poich&#233; sa che il suo discorso ha un posto nel mondo, e come tutto ci&#242; che cresce ha diritto alla primavera. Se l'angoscia lo coglie, scoppia in lacrime, disperato e inconsolabile; se la felicit&#224; lo sorprende, nulla pu&#242; trattenere o rimandare la sua gioia, che &#232; rara e preziosa, e non pu&#242; essere conservata per il futuro; abita infatti oltre la cortina del tempo. Ovunque vada, non &#232; solo, poich&#233; gli &#232; compagno l'invisibile. Di mostri raccapriccianti riconosce la bellezza innocente, e se ne rallegra. Niente lo rattrista come la necessit&#224;, in cui non ha fede; vi si ribeller&#224; sempre, finch&#233; le circostanze e un tardivo buon senso non lo costringano alla conversione. Il suo coraggio non ha incrinature, n&#233; esita a mentire; menzogna e verit&#224; lo tengono entrambe per mano, sorelle troppo somiglianti per non indulgere nel gioco dello scambio. Trova meraviglie in ogni pertugio, meccanismi prodigiosi sotto la ruggine, e ogni suo simile &#232; l'amico con cui attraversare questi eterni pomeriggi di sole. Tale &#232; l'uomo, nei suoi cinque anni.]]></description>
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<dc:date>2010-03-30T01:16+01:00</dc:date>
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<title><![CDATA[La giostra dei simpatici]]></title>
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<description><![CDATA[Se ne vorrebbe uscire. Inevitabilmente sconfitti, ma che fosse finita. Invece la sconfitta, sempre incombente, continuamente annunciata, si fa aspettare. La giostra dei simpatici gira veloce, con file di lampadine, la musica dei supereroi a fumetti, code promettenti che si abbassano a un soffio dalle mani protese dei bambini, e poi guizzano via.<br/> Certo, a ogni giro qualcuno vince, e riceve il suo premio: un altro giro, un'altra promessa elusiva, da seguire senza domande. Nel chiasso, nel lampeggiare di fari, tra gli strilli e gli slanci, una bambina rimane assorta e triste sul cavallo che caracolla meccanicamente.]]></description>
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<dc:date>2010-03-23T17:50+01:00</dc:date>
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<title><![CDATA[Assistenti]]></title>
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<description><![CDATA[Non resta che assistere, nella maniera pi&#249; discreta possibile, alla propria vita. Senza esimersi dal dare un contributo, quando richiesto, quando sia inevitabile. Quando ritrarsi fosse una civetteria, un mettersi in mostra, allora si deve partecipare. La partecipazione sar&#224; anonima; salutandoci ci scambieranno per qualcun altro, in una casuale conversazione ci verranno attribuite vicende altrui. Faremo quel che ci viene richiesto dalle circostanze, in fretta e senza lasciare tracce.]]></description>
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<dc:date>2010-03-17T08:55+01:00</dc:date>
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